La legge antispreco compie 10 anni, ma si butta ancora troppo cibo

L’onorevole Gadda, promotrice del testo: «Ha cambiato la cultura del recupero, ma bisogna fare di più». Gli italiani continuano a gettare 14 miliardi di alimenti all'anno. Banco Alimentare e Cuki hanno però salvato 25 milioni di porzioni in 15 anni
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June 13, 2026
La legge antispreco compie 10 anni, ma si butta ancora troppo cibo
Il progetto "Save the food" ha recuperato 25 milioni di porzioni in 15 anni
La legge 166/2016 contro gli sprechi alimentari e farmaceutici ha cambiato la cultura del recupero «più del previsto». Arrivata a Milano per celebrare la ricorrenza, l’onorevole Maria Chiara Gadda rivendica con orgoglio l’intuizione di aver promosso un testo normativo che ha saputo accelerare il funzionamento della macchina solidale, spianando gli ostacoli pratici e burocratici.
Un modello che è riuscito a mettere in rete imprese, Terzo settore, istituzioni e semplici cittadini, sempre più impegnati in uno sforzo comune ispirato da un maggior senso di responsabilità nei confronti di chi ha ben poco da mettere in tavola. «Prima si recuperavano solo prodotti a lunga conservazione, ora invece è possibile redistribuire anche molti prodotti freschi – spiega la deputata di Italia dei Valori – Si è allargato l’orizzonte delle donazioni: non conta solo la quantità ma anche la qualità. Dopotutto il cibo serve anche a costruire relazioni, ha una grande rilevanza sociale. E la gestione dell’eccedenza è entrata a far parte delle strategie aziendali: negli ultimi anni si è costruito un sistema che durante la pandemia, ad esempio, aveva permesso di salvare una grande quantità d beni deperibili». Restano da fare ancora due passi importanti: «Mi piacerebbe che nella disciplina della legge 166 rientrasse anche la possibilità, ora esclusa, di donare i farmaci per la salute mentale, di cui purtroppo c’è sempre più necessità. E poi bisognerebbe concedere sgravi fiscali non soltanto a chi regala il cibo, ma anche a chi fornisce i servizi logistici, fondamentali per la redistribuzione delle eccedenze». Il decennale della legge coincide anche con i 15 anni del progetto lanciato Banco Alimentare e Cuki, “Save the food”, che ha permesso di salvare dal cassonetto 25 milioni di porzioni. «Oggi la dimensione del bisogno alimentare è cambiata: esiste il povero della porta accanto, di cui magari non ci si accorge – sottolinea Giuliana Malaguti, responsabile comunicazione del Banco Alimentare – Per fortuna però l’eccedenza, da problema, si è trasformata in tema di riflessione e progettazione d’impresa». Cuki ci ha messo del suo, mettendo a disposizione i contenitori in alluminio. «Prima eravamo orientati alla performance del prodotto – ammette il direttore marketing Carlo Bertolino – poi abbiamo capito che la lotta allo spreco è intrinseca allo strumento. In più l’alluminio stesso è pienamente riciclabile».
La sfida è cambiare radicalmente le abitudini degli italiani, che continuano a sprecare troppo: almeno 4,5 tonnellate di cibo l’anno, per un valore di 14 miliardi di euro. Come fermare la spirale e convertirla in ciclo virtuoso? Con azioni concrete in grado di ottimizzare la “catena del freddo”. C’è la app che funge da database del freezer, lanciando l’alert quando i prodotti stanno per arrivare a scadenza. E poi è nato il Frigorifero solidale, installato per la prima volta a Torino, nell’Emporio Speranza del Sermig. Raccoglie i 240 pasti per i bisognosi cucinati ogni settimana con la merce avanzata del mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo, in una cucina dove lavorano migranti in condizioni di fragilità. Una buona pratica tira l’altra. E la filiera della solidarietà si allarga.

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