Il grido dall'Africa: "Ridateci la vista”. Così i miei amici evangelici lo fanno
Mario, Claudio, Alessandro... Volano in Costa d’Avorio chiamati dall’imperativo evangelico di restituire la vista ai ciechi. E noi cristiani ancora divisi capiamo che sarà la carità a farci ritrovare uniti

Non è ancora l’alba. Il telefono s’ illumina. È Mario, mio vecchio amico: «Maurizio, sto vivendo l’esperienza più toccante e intensa della mia vita...». Mario e suoi due figli, Claudio, medico oculista come lui, e Alessandro, scrittore e giornalista, si sono recati in Costa d’Avorio, insieme ad altri, per mettersi al servizio dei fratelli e delle sorelle con gravi problemi di vista.
San Giovanni Bosco: «Fate il bene e fatelo sapere». Perché? Perché il bene va purificando e profumando l’aria che le colpe e le omissioni hanno avvelenato. Se i nostri egoismi deprimono chi ci vede e ci ascolta, la nostra bontà sprigiona le loro migliori energie. Dio non ci chiede di salvare il mondo: ci chiede, invece, di mettere in pratica il Vangelo nel quale diciamo di credere. Quando? Adesso. In che modo? Guardati attorno e capirai.
Mario, Claudio e Alessandro sono cristiani evangelici. Dopo i tempi di inutili, scandalose, sofferte divisioni, i seguaci di Gesù Cristo hanno compreso che il loro primo dovere è quello di volersi bene, di essere uniti. Ut unum sint. È possibile farlo. E dove i cristiani di diverse denominazioni si convinceranno di essere figli dello stesso Dio? Al capezzale dei moribondi, nelle case dei poveri. Più che di dispute teologiche e storiche nelle varie università – necessarie e legittime – occorre trovare il coraggio di fidarsi dei fratelli, stringersi la mano, pregare e operare insieme a favore degli ultimi.
I miei amici, e tanti altri, sono volati in Costa d’Avorio per mettersi a servizio di persone – tanti giovanissimi – che rischiano di perdere la vista per sempre a causa di malattie che possono essere facilmente curate. Il grido di Mario mi ha ricordato quello si san Francesco Saverio, quando dall’India si lamentava con sant’Ignazio dei tanti cristiani che nelle università francesi sprecavano tempo in sterili discussioni mente «moltissimi, in questi luoghi, non si fanno cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani».
«Dove non c’è amore metti amore e trovi amore» scriveva san Giovanni della Croce. Dio ha nome Amore. Chi ama gli appartiene. L’ecumenismo autentico va a braccetto con la carità. Siamo chiamati ad amare. Tutti, senza distinzioni. Ed eccoli qua, questi coraggiosi uomini del nostro tempo. Eccoli saltare su un aereo e volare in una zona sfruttata e negletta del nostro pianeta, dove i poveri non possono permettersi il lusso nemmeno di una visita oculistica. Eccoli mettere in pratica il Vangelo nel modo più autentico.
Il cieco di Gerico grida: «Gesù, abbi pietà di me». Molti lo rimproverano, gli dicono di tacere, di non dare fastidio. Di non intralciare il programma della giornata. Gesù, invece, lo chiama: «Che cosa vuoi?». Voglio vedere. Ridammi la vista. Di tante cose posso fare a meno ma non degli occhi. Non te ne andare. Liberami da questa prigionia. Spezza questa catena. Gesù lo guarisce. Lui impazzisce dalla gioia. Poi chiede a noi, suoi figli, di fare la stessa cosa. Come? Chiedendogli miracoli in continuazione? Certo, anche quelli. Ma solamente dopo aver fatto tutto ciò che è nelle nostre possibilità.
“Aiutateci a non diventare ciechi”, implorano i bambini di Dimbokro. La cecità spaventa. Fa molto freddo, in Italia, in questi giorni. Quasi certamente, nelle nostre città opulenti e contraddittorie, qualche senza fissa dimora morirà assiderato. Lo sappiamo. Accade ogni anno. Per loro poche righe sui giornali. Non si chiamano mica Trump, Putin, Musk, Zuckerberg, Netanyahu. “Ci deve pensare il governo”, si affannano a ripetere in giro. Giusto. Faremo in modo che accada. Intanto, però, chiedi a te stesso che cosa puoi fare tu, in questo momento, per questa persona. Ha freddo? Portagli una tua coperta. Ha fame? Preparagli un piatto caldo.
Conosco l’obiezione: «In questo modo, di certo, non risolverete il dramma della fame nel mondo». Nessuno ha avuto mai questa pretesa. Abbiamo, però, salvata una vita; abbiamo insegnato ai nostri figli che questa è la strada giusta; li abbiamo tenuti lontani dalla noia e dal nonsenso; non abbiamo permesso alla fiammella della pietà di spegnersi nei loro cuori. Abbiamo suscitato un sorriso sul volto di un vecchio; abbiamo stimolato le istituzioni a fare di più; abbiamo condannato l’ipocrisia di chi tenta di mettere a tacere la voce della sua coscienza. Siamo rimasti umili e riconoscenti. Facciamo, quindi, attenzione che le nostre obiezioni non si trasformino in una comoda giustificazione.
I piccoli pazienti africani di Mario e Claudio non li abbandoneranno facilmente. Quegli occhi grandi che, grazie a loro, potranno vedere ancora gli terranno compagnia ogni volta che, in Italia, visiteranno e cureranno, con le più moderne strumentazioni e farmaci adeguati, i loro coetanei occidentali. Incontri. Un incontro ti salva la vita, un incontro ti rovina la vita.
Grazie, amici e fratelli evangelici. Grazie per averci ricordato che solo toccando la carne dei poveri possiamo essere certi di accarezzare la carne di Cristo. Egli, da ricco che era, si è fatto povero, è rimasto con i poveri, è nei poveri. Ne sono certo, saranno essi, i poveri, un giorno, a spalancarci le porte del Paradiso.
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