Parigi, colpo di scena al Senato: naufraga la legge sul “diritto di morire”

La legge che avrebbe introdotto l’eutanasia in Francia è stata clamorosamente respinta in seconda lettura. Introdotto il diritto al «miglior sollievo possibile per il dolore e la sofferenza». Ma ora si ricomincia daccapo
January 22, 2026
Parigi, colpo di scena al Senato: naufraga la legge sul “diritto di morire”
La Marcia per la Vita di domenica 18 gennaio a Parigi contro il disegno di legge sull'aiuto a morire
«Coup de théatre»: è l’espressione ricorrente sui media francesi per definire il colpo di scena durante il voto del Senato sull’«aiuto a morire», la legge approvata dall’Assemblea nazionale il 27 maggio con 305 deputati contro 199: una maggioranza ampia a trasversale che faceva pensare a una formalità. Invece al Palais du Luxembourg mercoledì sera si è verificato l’impensabile. I capigruppo avevano deciso di mettere subito al voto, dopo l’articolo 1 introduttivo, l’articolo 4, vera architrave della legge, che detta le «Condizioni di accesso» alla morte medicalmente assistita per i pazienti affetti «da una malattia grave e incurabile, che mette a rischio la vita, in fase avanzata o terminale».
In un clima di scontro frontale i senatori hanno voltato le spalle al governo e al presidente Macron, che ha ripetutamente insistito sul “diritto a morire”, bocciando il cuore del provvedimento con 144 voti contro 123. Una maggioranza che assomma i contrari assoluti alla legge, chi voleva un testo ancora più eutanasico, gli ostili a una presidenza sempre traballante, gli infastiditi dai tempi strettissimi imposti dal Governo per un provvedimento di formidabile complessità antropologica e i senatori che non hanno digerito la scelta di mettere ai voti la legge sul fine vita prima di quella – sempre avanzata in parallelo – sulle cure palliative, di cui la Francia è ancora sprovvista. L’ha denunciato con ironia una senatrice arrivata dall’altra parte del pianeta come Lana Tetuanui, della Polinesia francese: «Prima aiuteremo le persone a morire, poi penseremo a come mantenerle vive...».
La combinazione delle diverse forme di ostilità alla legge macroniana ha prodotto un clima da stadio con scambi di accuse e sospetti di regolamenti di conti politici tra schieramenti parlamentari e all’interno degli stessi partiti. Protagonista della svolta Anne Chain_Larché (Les Républicains, partito di centro-destra) che ha ottenuto l’adozione di un suo emendamento sul divieto di eutanasia e suicidio assistito introducendo il diritto al «miglior sollievo possibile per il dolore e la sofferenza, senza alcun intervento volontario con l’intento di causare la morte o aiutare a morire». Un clamoroso rovesciamento della stessa grammatica della legge, con la cancellazione di tutto il lavoro dell’Assemblea nazionale.
Al tracollo della legge (definito da qualcuno come un vero «naufragio») i senatori hanno ritirato molti dei 315 emendamenti lasciando alla ministra della Salute Stephanie Rist la responsabilità di portare fino al voto finale previsto martedì 27 una legge ormai perduta per non alterare la “navetta” parlamentare. Tra i sostenitori dell’aiuto a morire si pensa infatti che il ritorno all’Assemblea nazionale ripristinerà il “diritto di morire”, con Macron che si è già detto intenzionato a indire un referendum se lo stallo dovesse proseguire.
Alla vigilia del voto la Chiesa francese aveva espresso la sua ferma opposizione con una nota che nel titolo dice tutto: «Non si cura la vita dando la morte». Domenica migliaia di persone avevano preso parte alla Marcia per la Vita a Parigi contestando la legge. Il giorno stesso del voto fatale il presidente della Conferenza episcopale cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, ha parlato di «testo inutile» invitando a sostenere la legge sulle cure palliative votando invece contro quella sull’aiuto a morire. Qualcuno evidentemente lo ha ascoltato.

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