Aborto sì o no (o “nì”)? L’inquietudine dell’Europa per la vita nascente

Chiamata a scegliere se finanziare gli aborti transfrontalieri nella Ue o promuovere la vita, la Commissione ha deciso di non decidere: e ha rimandato gli Stati membri al Fondo sociale europeo (che dovrebbe servire ad altro). Ma qualcosa ha trattenuto il governo dell’Unione dal concedere piena libertà di abortire...
March 10, 2026
Aborto sì o no (o “nì”)? L’inquietudine dell’Europa per la vita nascente
Uno scorcio dello "European District" di Bruxelles durante una giornata di pioggia / ANSA
L’esperienza dell’Iniziativa dei cittadini europei (Ice) “My Voice my Choice: for Safe and Accessible Abortion” (“La mia voce, la mia scelta”: per l’aborto sicuro e accessibile”; Mvmc) merita qualche riflessione all’indomani della decisione della Commissione Europea, il 26 febbraio. È noto che la richiesta dell’Ice puntava a ottenere stanziamenti economici europei appositamente finalizzati a mettere in pratica l’“aborto transfrontaliero”, ovvero il viaggio di donne che vanno ad abortire in un Paese europeo in cui è vigente una normativa più permissiva di quella in vigore nel proprio Paese. Prima di giungere davanti alla Commissione Ue per la decisione finale, Mvmc era stata presentata alla Commissione il 1° settembre dello scorso anno; due mesi dopo, il 2 dicembre, sottoposta a una pubblica udienza, per arrivare poi il 17 dicembre nell’emiciclo del Parlamento Europeo che, con una risoluzione approvata a larga maggioranza, ha accolto la richiesta di sovvenzionare il turismo abortivo collocandolo sotto l’ombrello dei cosiddetti «diritti sessuali e riproduttivi».
Ora, è vero che per loro natura le risoluzioni non sono vincolanti, ma è anche vero che hanno un peso culturale e politico di non poco momento. Queste le premesse che annunciavano una assai probabile approvazione dell’Ice da parte della Commissione Europea, tenendo anche conto delle pressioni dei fautori del preteso “diritto di aborto”. Invece la Commissione – ci piace pensare anche per effetto delle parole di papa Leone il 9 gennaio al Corpo diplomatico e della petizione lanciata dalla Federazione europea “One of Us” – ha rigettato l’Ice, per cui non ci sarà nessuno stanziamento ad hoc per l’“Erasmus dell’aborto”, ma ha autorizzato “prelievi” dal già esistente Fondo Sociale Europeo da parte di un Paese con legge più permissiva che intende ospitare nel proprio territorio donne di un altro Paese con legge più restrittiva. Una soluzione che non soddisfa nessuno: né i favorevoli all’aborto transfrontaliero né i contrari, i quali giustamente ritengono che i soldi del Fondo potrebbero aiutare tanti bambini a nascere e tante donne a recuperare coraggio, serenità e stima di sé stesse. Al momento il dato politico da non sottovalutare è quello di un rigetto sostanziale di un progetto nato con grandi aspettative che per ora non ha portato alla stesura di nuove norme pro-aborto. Sarà comunque importante e doveroso vigilare e lavorare affinché almeno nel nostro Paese il Fondo Sociale Europeo non sia utilizzato per sovvenzionare la morte cagionata dei bambini in viaggio verso la nascita ma per far fronte alle vere fragilità.
Detto questo, l’esperienza consente di fare qualche ulteriore considerazione. In primo luogo, si può dire che esiste ancora una “inquietudine” dell’Europa di fronte al tema dell’aborto: in fondo, la Commissione aveva già la strada spianata dal Parlamento Europeo, ma non l’ha acriticamente recepita, segno, appunto, di un disagio, di una certa resistenza quanto meno all’idea che l’Europa debba farsi carico di attuare un apposito meccanismo economico e procedurale per garantire gli aborti transfrontalieri. D’altra parte, gli aborti restano in tutta Europa come una ferita lacerante: e l’accesso al Fondo europeo per sostenerli rende questa ferita ancor più profonda. San Giovanni Paolo II diceva che con la legalizzazione dell’aborto «è sconfitto l’uomo, la donna, il medico, lo Stato» e che «l’Europa dovrà meditare su questa sconfitta»; parlava di «stridente contraddizione tra la legalizzazione dell’aborto e la grandezza della cultura europea» rispetto alla quale «la legalizzazione dell’aborto si inserisce come un elemento estraneo recante in sé il germe della corruzione», tanto che «su questo punto l’Europa sta giocando il suo destino futuro». Parole che affondano nel più nobile pensiero laico, perché negare l’identità umana del concepito significa negare la scienza, cioè l’espressione più gloriosa della modernità e il principio di uguaglianza, anch’esso frutto della modernità, mettendo in crisi i diritti dell’uomo. La questione dell’aborto è tutt’altro che provinciale e periferica. Essa interessa non solo l’Europa ma l’intero pianeta e la rifondazione a opera dell’antropologia cristiana – che è pienamente umana – dell’idea dei diritti umani è il terreno giusto per condurre in Europa un’efficace azione strategica per la vita. La bandiera bianca non può, dunque, essere innalzata.
Certo, la vita è tutta la vita, ma c’è una buona ragione per parlare con continuità e determinazione specialmente di quella dei bambini non ancora nati. Si tratta di riempire un vuoto, di dare voce a chi non ha voce. Ecco perché va messa al bando la rassegnazione, ed ecco perché esiste la Federazione europea One of Us. La sfida, posta sul terreno della semplicità e dell’essenzialità – è uno di noi! –, può prima o poi raggiungere il cuore dell’inquietudine che avvolge l’Europa. Nessuna rassegnazione; continuiamo a impegnarci con fiducia per rompere il silenzio sulla vita nascente e diradare il buio che la circonda. Già questo ha l’effetto di salvare vite umane, perché consolida il coraggio dell’accoglienza delle madri e delle famiglie. In generale, l’obiettivo è vastissimo: riguarda la verità dei diritti umani e l’anima di un’unità europea fondata sulla dignità di ogni essere umano; anche se non è raggiungibile in tempi brevi, e talvolta la meta sembra lontanissima, ogni passo in avanti è una conquista che merita il nostro impegno immediato e concreto. Ed è una via per costruire la pace.
Marina Casini è presidente del Movimento per la Vita italiano

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