Aborto in Europa: la battaglia di “One of us” perché la Ue non tradisca il sogno dei padri
di Tonio Borg
Dopo la decisione della Commissione europea di dire “nì” alla petizione “My Voice My Choice” per estendere gli aborti in Europa, “Uno di Noi” rilancia il suo impegno per la vita nascente

La decisione della Commissione europea di consentire al Fondo Sociale Europeo, finanziato dalla Ue e dagli Stati membri, di sovvenzionare l’aborto transfrontaliero costituisce una chiara violazione dei Trattati, è un modo ingannevole per eludere il controllo del Consiglio dei ministri Ue su una questione così importante e un metodo pericoloso per legiferare e modificare l’interpretazione dei Trattati mediante un diktat esecutivo.
Il Fondo non è mai stato utilizzato per sovvenzionare gli aborti transfrontalieri. Le ragioni finora erano chiare: l’aborto, oltre a essere una questione che spetta esclusivamente agli Stati membri, non è mai stato considerato un “servizio sanitario”. Se la decisione della Commissione venisse attuata, una donna incinta – ad esempio in Italia – cui la legge non consente di abortire in fase avanzata di gravidanza potrebbe recarsi a spese del Fondo in un Paese con una legge più liberale in materia di aborto e fare lì ciò che in Italia è illegale, a spese del governo italiano e dei contribuenti. È un uso improprio dei fondi Ue, in diretto conflitto con il principio di sussidiarietà poiché l’aborto è una questione di esclusiva competenza degli Stati membri.
Non possiamo accettare passivamente questa errata interpretazione degli strumenti finanziari dell’Ue. In qualità di presidente di One of Us, insieme ad altre organizzazioni che condividono la nostra stessa visione, intendo mobilitare l’opinione pubblica con tutti i mezzi a nostra disposizione, sensibilizzarla su ciò che è in gioco e ciò che viene fatto alle spalle dei cittadini europei onesti e rispettosi della legge. Se necessario, nei prossimi mesi organizzeremo un evento popolare di massa per mostrare che gli europei hanno a cuore la vita e non possono essere messi a tacere da una Commissione che sta abusando dei propri poteri. Stiamo valutando anche altre opzioni, nulla è escluso. Prenderemo in considerazione qualsiasi misura legalmente possibile per fermare questa degenerazione del progetto europeo.
Il mio appello è di seguirci e stare all’erta per future indicazioni, affinché tutti i cristiani impegnati nella vita pubblica si alzino in piedi e facciano sentire la loro voce. Soprattutto, il fronte “pro vita” in Europa dovrebbe essere solido e unito, guardando a nient’altro che l’interesse del bambino non ancora nato come obiettivo primario. Come ha affermato Papa Leone il 9 gennaio 2026, « la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie». È nostro dovere raccogliere l’appello del Pontefice e mettere in pratica le sue parole con azioni concrete.
Tonio Borg è presidente della Federazione europea One of Us
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