In Italia sempre più minorenni interrompono la gravidanza

I nuovi dati (incompleti) del ministero della Giustizia per i primi 10 mesi del 2025 confermano un preoccupante aumento per il quinto anni consecutivo
February 26, 2026
In Italia sempre più minorenni interrompono la gravidanza
Cresce ancora, per il quinto anno consecutivo, il numero di minorenni che hanno ottenuto dal giudice tutelare l’autorizzazione all’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Lo segnala la “Relazione sullo stato di attuazione della legge 194”, relativa al 2025, appena presentata al Parlamento dal Ministero della Giustizia per le materie di sua competenza (si attende ancora quella del Ministero della Salute). Ma per la prima volta l’importante documento è incompleto, perché riguarda solo dieci mesi del 2025 e non l’intero anno, come per tutte le relazioni precedenti. Il motivo è scritto nelle prime pagine della Relazione, elaborata dalla Direzione generale degli Affari interni del Ministero. «Ai fini di una corretta lettura dei dati e delle relative analisi illustrati nella presente relazione portante dati anno 2025, si ritiene importante sottolineare come la scrivente Direzione generale abbia potuto rilevare solo i dati relativi al periodo 1 gennaio – 31 ottobre 2025 (escludendo quindi i mesi di novembre e dicembre 2025), al fine di aderire alla richiesta conoscitiva del sig. Capo di Gabinetto di trasmissione della relazione, da consegnarsi entro la fine di novembre 2025».
Quindi a decidere questa novità è stata Giusi Bartolozzi, la più stretta collaboratrice del ministro Carlo Nordio, magistrato ed ex deputato di Fi. La motivazione è sicuramente strana, visto che le precedenti relazioni, tutte con dati completi, erano state consegnate al Parlamento nei tempi previsti. In realtà quest’ultima Relazione è stata trasmessa da Nordio solo l’11 dicembre e addirittura stampata il 19 febbraio. Documento sicuramente incompleto pur confermando l’aumento dei casi. La Direzione generale nuovamente sottolinea i motivi dell’incompletezza, per poi spiegare che «i dati relativi agli anni 1989-2024 mostrano che le richieste rivolte al giudice tutelare da parte di donne minorenni per ottenere l’autorizzazione all’Ivg, nei casi in cui sia mancato l’assenso delle persone che esercitano la responsabilità genitoriale o la tutela su di esse, siano risultate in numero pressoché stazionario fino al 2007 con una media annua di circa 1.300 richieste, poi continuamente decrescente fino al 2020 con 301 richieste, e quindi nuovamente crescente nel quadriennio 2021-2024. Nell’anno 2025 si è avuto un numero di richieste, come detto relative però al solo periodo gennaio-ottobre 2025, pari a 389».
In mancanza dei dati di questi due mesi è solo possibile ipotizzare, con una forte dose di certezza, che col ritmo degli altri dieci mesi si siano ampiamente superati i 460 casi. Ricordiamo che la Relazione si occupa solo dei casi senza il consenso dei genitori. Se aggiungessimo quelli col consenso arriveremmo a numeri molto più alti. Nel 2022, ultimo anno riferito nella Relazione del Ministero della Salute al Parlamento, le giovani di età inferiore ai 18 anni che avevano effettuato una Ivg erano state 1.861, il 2,8% di tutti gli interventi praticati in Italia e a un tasso di abortività del 2,2 per mille, in aumento rispetto al 2,1 rilevato nel 2021 e all’1,9 del 2020. E questo malgrado dal 2020 sia stato eliminato l’obbligo di prescrizione medica per le “pillole del giorno dopo” con il conseguente forte incremento di vendite. Sarebbe importante – per capire il fenomeno, la sua evoluzione, perché è tornato a crescere, chi ancora ricorre all’aborto e per quali motivi – avere altre informazioni che, purtroppo, dal 2005 la Relazione non fornisce più. Fino a quell’anno venivano rilevate, e analizzate, l’età e nazionalità della minorenne, la persona eventualmente consultata e i motivi di non consultazione. Tutte variabili che consentivano di avere una visione più precisa del fenomeno. Le poche informazioni rimaste sono quelle relative alla distribuzione geografica. Con la conferma che si tratta di un fenomeno soprattutto delle regioni del Nord e delle grandi città. Il 48% delle richieste ha infatti riguardato il Nord (era il 45% nel 2024), il 23% il Centro (era il 28%), il 21% il Sud (uguale), l’8% le Isole (era il 6%). Dei 188 casi del Nord, 50 sono relativi a Milano, 37 a Torino, 25 a Genova, 22 a Brescia, 21 a Bologna, 20 a Venezia. Dei 90 casi del Centro, 54 sono relativi a Roma e 24 a Firenze. Tra gli 82 casi del Sud troviamo 29 relativi a Napoli e 19 Bari. Tra i 29 casi delle Isole, 16 sono relativi a Palermo, 2 a Catania e 4 a Cagliari. Malgrado l’incompletezza della Relazione troviamo comunque aumenti a Torino, Venezia, Genova, Napoli, Palermo (raddoppiato).
antonio maria mira

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