Perché adesso l’Europa deve occuparsi di aborto?
di Emanuele Bilotti e Filippo Vari
Dopo il Parlamento europeo, ora tocca alla Commissione: la petizione arrivata nei Palazzi della Ue per uniformare di fatto le regole sulle interruzioni di gravidanza tra i diversi Stati membri svelle la loro consolidata libertà di normare come credono. E non solo

In un periodo in cui l’Unione europea naviga a vista in acque agitate, appare davvero poco comprensibile il tentativo di portare le istituzioni dell’Unione a occuparsi di aborto: una materia altamente divisiva, rispetto alla quale i singoli Stati membri hanno trovato con fatica equilibri diversi e assai precari. Eppure, un’ampia raccolta di firme intende sollecitare in questi giorni la Commissione a sostenere economicamente gli Stati che vorranno consentire l’aborto alle donne alle quali, entro i confini dell’Unione, questa possibilità non è riconosciuta, o si ritiene che non lo sia a sufficienza.
Una simile iniziativa presenta oltretutto evidenti problemi di compatibilità con il principio per cui l’Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite nei trattati. Certo, in base a questi ultimi, l’azione dell’Unione può perseguire anche finalità di miglioramento della sanità pubblica. E in questa prospettiva le risorse dell’Unione ben possono essere impiegate, in una logica solidarista, per sostenere determinati servizi sanitari negli Stati membri, come avviene, ad esempio, per gli screening oncologici.
Tuttavia, a parte il fatto che, sempre in base ai trattati, l’azione dell’Unione deve essere comunque rispettosa delle responsabilità degli Stati per la definizione della loro politica sanitaria, non si può considerare l’aborto assimilabile a uno screening oncologico o, più in generale, a un servizio sanitario, rispetto al quale viene (soltanto) in considerazione la garanzia di un diritto fondamentale dell’individuo: il diritto alla salute.
Si comprende allora perché nella risoluzione del Parlamento Europeo del 17 dicembre 2025, al fine di sostenere l’iniziativa in questione, si sia anche avvertita l’esigenza di esortare il Consiglio ad attivarsi per includere il diritto di aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
Di fronte a ciò, è bene rammentare che la Carta, com’è detto con chiarezza nel suo preambolo, riafferma i diritti derivanti dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni degli Stati membri, nonché dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea e da quella della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Com’è ben noto, però, i tribunali costituzionali degli Stati membri, come la Corte costituzionale italiana, non hanno mai riconosciuto un diritto di aborto. Tutt’altro. Anzi, la Corte di Giustizia ha riconosciuto che la fecondazione dà avvio al processo di sviluppo di un essere umano, con la necessità di proteggerne la dignità. La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), poi, ha affermato che l’embrione umano non è una cosa suscettibile di appropriazione. Da parte sua, la Corte costituzionale italiana ha ribadito a più riprese che l’embrione non può essere considerato mero materiale biologico ma deve riconoscersi portatore di una dignità riconducibile al precetto generale dell’articolo 2 della Costitutuzione, ed è perciò titolare anzitutto del diritto alla vita.
Si tratta di affermazioni che trovano riscontro in un dato elementare di realtà e che sono comunque manifestamente incompatibili con l’idea di un diritto di aborto.
Certo, la Corte costituzionale italiana ha anche affermato che pure il diritto alla salute psicofisica della gestante entra in bilanciamento con la salvaguardia dell’embrione. E su questa base il legislatore italiano ha poi ritenuto che, entro i primi novanta giorni dal concepimento, l’aborto deve considerarsi legittimo laddove la prosecuzione della gravidanza determini un serio pericolo per la salute psicofisica della donna.
Si tratta, com’è noto, di conclusioni assai discutibili. Ma si tratta comunque di conclusioni radicalmente incompatibili con l’idea di un diritto di aborto. Lo stesso legislatore italiano, del resto, chiarisce che i valori da tutelare sono la maternità, la salute della donna e la vita umana dal suo inizio. Non soltanto l’autodeterminazione.
Emanuele Bilotti è ordinario di Diritto privato nell’Università Europea di Roma
Filippo Vari è ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma
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