«Fermiamo il turismo dell’aborto in Europa»: c’è una petizione da firmare

Il 25 febbraio la Commissione europea decide se dare seguito alla proposta già adottata dal Parlamento europeo per il diritto di abortire nel Paese con la legislazione più permissiva a spese della Ue
February 21, 2026
«Fermiamo il turismo dell’aborto in Europa»: c’è una petizione da firmare
Di motivi per accantonare la petizione europea per estendere il ricorso all’aborto nei Paesi Ue “My Voice My Choice” la Commissione ne ha svariati: le regole sull’aborto sono di competenza nazionale; le diversità di approccio alla questione sono una ricchezza e non un problema da “normalizzare”; l’Europa non ha tra le sue competenze politiche l’organizzazione degli aborti; il pagamento dei viaggi tra Paesi Ue di donne che cercano legislazioni più permissive di quelle vigenti a casa loro, come chiesto dai proponenti della petizione, non può rientrare nei bilanci comunitari. Eccetera.
Bisogna vedere però se Bruxelles se la sentirà di dire un no magari diplomatico ma definitivo quando il 25 febbraio arriverà sul tavolo della sua settimanale plenaria l’assai scottante pratica della “Ice” (Iniziativa di cittadini europei) «per un aborto sicuro e accessibile in Europa». I 27 commissari (per l’Italia Raffaele Fitto, esponente di Fratelli d’Italia) dovranno decidere il destino politico della proposta sottoscritta da 1,2 milioni di cittadini e adottata il 17 dicembre dal Parlamento europeo con una risoluzione (non vincolante) che ha raccolto 358 voti favorevoli, 202 contrari e 79 astensioni dopo un aspro confronto fuori e dentro l’aula.
A pesare ora nel giudizio della Commissione, oltre al voto trasversale di Strasburgo (che esprime la maggioranza alla guida della Ue), il conformismo culturale che sui temi etici ha spesso orientato le decisioni europee: da anni è abituale leggere nei testi adottati dalle diverse istituzioni l’affermazione che “l’aborto è un diritto”, come si sente dire in più Paesi, e come lo stesso Europarlamento nel voto sulla Ice pro-aborto ha chiesto sia scolpito nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Avranno il coraggio, i commissari, di sottrarsi alla dottrina iper-libertaria che ha ormai pervaso anche i più reconditi corridoi comunitari?
Di certo nella composita maggioranza che ha in mano le redini di Bruxelles (popolari, socialisti, liberali, conservatori) le posizioni sull’aborto sono assai diversificate, se non proprio opposte. C’è dunque da chiedersi se prevarrà la “ragion di Stato” (un compromesso necessariamente al ribasso che non respinge My Voice My Choice ma nemmeno dispone di darle applicazione pratica) oppure il riconoscimento di un’insanabile differenza di approcci, che porterebbe l’Ice abortista nel vicolo cieco dove già nel 2014 fu relegata l’opposta Ice “One of Us” per il riconoscimento della dignità dell’embrione umano, che malgrado si fosse presentata davanti alla Commissione con un pacchetto di oltre un milione e 700mila firme venne irrimediabilmente respinta.
La domanda centrale – lo sappiamo – è chiara: nell’Europa nata dal sogno di spegnere ogni futura violenza sulla vita nel nome del rispetto della persona umana può davvero trovare spazio il “diritto di aborto”? Per far riflettere i commissari è stata lanciata una contro-petizione che si può firmare online all’indirizzo Noabortiontourism.ue.
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