Cibi ultra-processati? Un'insidia per la salute
Consumarne alte quantità peggiora la prognosi dei malati oncologici. E non solo. Licia Iacoviello (Irccs Neuromed): un invito a correggere i processi dell'industria alimentare

Dopo una diagnosi di tumore, un elevato consumo di alimenti ultra-processati può aumentare la mortalità. È l’esito di uno studio epidemiologico realizzato presso l’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), con il sostegno di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, e pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, dell’Associazione americana per la ricerca sul cancro. La ricerca è uno dei tanti frutti del Progetto moli-sani, lanciato nel 2005, che ha coinvolto circa 25mila cittadini del Molise per registrarne le caratteristiche genetiche e le condizioni ambientali e condurre numerosi studi epidemiologici, che dopo 20 anni stanno portando importanti risultati: «Abbiamo pubblicato oltre 200 lavori – conferma Licia Iacoviello, responsabile dell’Unità di Epidemiologia e prevenzione di Neuromed e docente di Igiene alla Libera Università Mediterranea di Casamassima (Bari) –, che mostrano il valore di questo progetto per studiare l’epidemiologia delle malattie croniche, che fu avviato da Giovanni de Gaetano, ora presidente di Neuromed».
Lo studio è stato realizzato su 802 persone (476 donne e 326 uomini) di età superiore a 35 anni che, nella popolazione compresa nel Progetto Moli-sani, avevano già ricevuto una diagnosi di tumore, e delle quali erano disponibili informazioni dettagliate sulla dieta. Gli alimenti ultra-processati sono stati identificati attraverso il sistema Nova, che assegna ciascun cibo a uno tra quattro gruppi in base al livello e allo scopo della lavorazione industriale. Dopo un’osservazione durata quasi 15 anni è emerso che chi consumava in misura maggiore alimenti ultra-processati aveva un rischio relativo di mortalità per tutte le cause superiore del 48% e un rischio relativo di mortalità per cancro superiore del 59% rispetto a chi ne limitava l’assunzione. Risultati rilevati dopo la correzione di fattori come variabili demografiche, fumo, obesità, attività fisica e altre malattie, tipo di tumore e qualità dell’alimentazione in base all’aderenza alla dieta mediterranea. Spiega la prima autrice dell’articolo, Marialaura Bonaccio: «Le sostanze utilizzate nei processi industriali possono interferire con i meccanismi metabolici, alterare il microbiota intestinale e favorire l’infiammazione».
«Questi risultati – puntualizza Licia Iacoviello – suggeriscono che l’aumento dell’infiammazione e della frequenza cardiaca a riposo possano spiegare in parte il legame tra un maggiore consumo di alimenti ultra-processati e l’aumento della mortalità. Ciò contribuisce infatti a chiarire come la lavorazione industriale degli alimenti possa incidere negativamente sugli esiti di salute nei pazienti dopo una diagnosi di cancro. Il messaggio principale per il pubblico è che il consumo complessivo di alimenti ultra-processati è molto più rilevante del singolo alimento».
Come orientarsi quindi nella scelta dei cibi? «Un’indicazione pratica – chiarisce Iacoviello – viene dalla lettura delle etichette: alimenti con più di cinque ingredienti, o anche con un solo additivo alimentare, sono probabilmente ultra-processati». Un esempio dai succhi di frutta: «Se contiene 100% frutta va bene, ma se c’è il 3% di frutta e poi dolcificanti, addensanti, antiossidanti, allora è un prodotto ultra-processato. Le aziende dicono di usare le concentrazioni permesse da leggi e regolamenti dell’Unione Europea: è vero, ma vengono sempre considerati uno per uno, senza valutare cosa succede se ne metto una decina. In questo caso si accumulano, interagiscono tra loro e hanno effetti negativi sull’organismo». «Non è un attacco all’industria – precisa Iacoviello – ma una messa in guardia su certa esasperazione nell’alimentazione. Tanti processi industriali sono ottimali: la sterilizzazione del latte Uht ha permesso di vincere la brucellosi e la tubercolosi. Vuole essere un invito a correggere i processi produttivi, come è stato fatto con olio di palma o margarine».
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