«Che meraviglia aiutare Carlo Casini a scoprire internet»
di è vita
Un’altra eloquente testimonianza inedita sulla vita del servo di Dio: la segretaria che lo affiancò negli anni alla guida del Conservatorio San Pier Martire di Firenze. Con dettagli toccanti di vita familiare

Carlo Casini è stato per 40 anni (1978-2018) presidente del cda del Conservatorio San Pier Martire a Firenze, scuola storica di Firenze impegnata da secoli con le Suore Domenicane nell’istruzione (www.conservatoriosanpiermartire.it) integrando principi civili e religiosi e sostenendo le persone più fragili (anche con due mini-appartamenti per ragazze-madri). Al figlio di Carlo, Francesco, attuale presidente, sono giunte testimonianze inedite sul padre. Pubblichiamo quella di Agnese Carpitelli (dal 2007 impiegata per il Conservatorio San Pier Martire in segreteria amministrativa).
Ricordo gli ultimi mesi del 2007, quando fui chiamata per affiancare suor Agnese, economa del Conservatorio, a causa del crescente impiego di risorse informatiche. Il mio contributo risultò fin da subito significativo, tanto che la suora si adoperò per richiedere la mia assunzione a tempo indeterminato. In quel periodo la mia situazione personale e familiare era delicata, e la prospettiva di un lavoro sicuro rappresentava per me una fonte di serenità necessaria.
Di questo fu informato l'onorevole Carlo Casini, allora presidente del Consiglio di amministrazione del Conservatorio. Fui quindi presentata a lui per un primo colloquio nel suo studio a Firenze. L'idea di incontrare un uomo del suo calibro mi suscitava una certa ansia, che però svanì immediatamente non appena mi accolse: il sorriso, lo sguardo e la sua presenza calma e attenta mi misero subito a mio agio. Pur percependo chiaramente il suo ruolo di grande rilievo nel Conservatorio e nella vita socio-politica italiana ed europea, ciò che mi colpiva era la naturalezza con cui metteva le proprie competenze e la propria autorevolezza a disposizione degli altri, mai come strumento di ambizione personale.
Negli anni successivi il mio impiego in ufficio amministrativo crebbe, sia in termini di orario sia di responsabilità, e iniziai a partecipare alle riunioni del consiglio d'amministrazione. In quelle occasioni potei osservare da vicino il modo in cui Carlo Casini esercitava la sua funzione: una presenza pacata, profondamente rispettosa, ma determinata a comprendere a fondo ogni questione. Era particolarmente sensibile alle difficoltà finanziarie che, in certi periodi, rischiavano di creare disagio ai dipendenti, e non mancava mai di cercare soluzioni concrete e di rassicurare l'amministrazione.
Ho un ricordo vivo di quando mi chiese di supportarlo con lo strumento informatico: desiderava imparare a effettuare ricerche su internet, a utilizzare Word per impaginare con maggiore efficacia le sue relazioni, e a individuare un software di dettatura che gli permettesse di interagire con il computer senza ricorrere alla tastiera. Si applicò con la consueta determinazione, affrontando con pazienza le iniziali difficoltà e stupendosi della naturalezza con cui maneggiavo lo strumento informatico.
Ma, in realtà, ero io a stupirmi: seduta alla sua scrivania, accanto a una persona del suo spessore umano e intellettuale, percepivo quanto la sua curiosità fosse vasta, limpida, inesauribile. Per lui anche la conoscenza più “terrena” – quella elettronica, tecnica, quotidiana – apparteneva a un Mistero più grande, al quale si accostava con umiltà e gratitudine. In quell'esperienza riconobbi un insegnamento che mi sarebbe rimasto: nell'uomo, e in ciò che l'uomo crea, vive sempre una scintilla di Immenso, un Mistero a cui avvicinarsi con la curiosità di un bambino.
Nel primo periodo della sua malattia, quando si trovava ancora a Firenze, capitava che lo raggiungessi nella sua abitazione per la firma di documenti o delibere. Ricordo con particolare affetto una mattina in cui, accolta come sempre dalla gentilezza della moglie, attesi in salotto. Tardò a presentarsi e fu aiutato dalla signora Maria ad abbottonarsi la camicia: un gesto intimo, così naturalmente condiviso, che mi lasciò un segno profondo. Nonostante i limiti imposti dalla malattia, firmò i documenti lasciando trasparire la fede e la serenità con cui affrontava quel momento della sua vita. Fino all'ultimo continuò a svolgere il suo ruolo, desideroso di garantire una transizione ordinata al Conservatorio che aveva guidato per quarant'anni.
Questa mia testimonianza vuole onorare la memoria di un presidente che ha fatto dell'umanità, della responsabilità e della dedizione verso il prossimo il cuore del suo impegno. E riconoscere quanto sia importante, per chi ha lavorato al suo fianco, mantenere vivo il ricordo di una figura che ha segnato profondamente la storia e i valori del Conservatorio San Pier Martire.
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