L’Europa decide sul “diritto di aborto”. Ma c'è una petizione per fermarla
Bruxelles ha deciso di anticipare al 25 febbraio la scelta politica sull’adozione delle richieste della petizione “My Voice, My Choice”. I Movimenti per la Vita di tutta la Ue chiedono a chi non vuole l’estensione degli aborti in Europa di firmare una contro-petizione

Il 25 febbraio, la Commissione Europea è chiamata a rispondere ufficialmente all’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) “My Voice, My Choice“ (La mia voce, la mia scelta), come ultimo atto dell’iter previsto dalla normative per le Ice. La petizione, che ha raccolto oltre un milione di firme nei 27 Paesi Ue, propone la creazione di un meccanismo finanziario dell’Unione per sovvenzionare il cosiddetto “turismo dell’aborto”, permettendo l’interruzione di gravidanza a spese del bilancio comune anche per chi si sposta tra i diversi Paesi dell'Unione in cerca di legislazioni locali più permissive di quella in vigore nel proprio Paese.
Il 2 dicembre scorso il Parlamento Europeo aveva tenuto la pubblica udienza e il 17 aveva approvato a larga maggioranza l’omonima risoluzione, in una giornata cupa per il "sogno europeo" che nel progetto dei padri fondatori certo non contemplava una deriva contro la vita. Strasburgo aveva anche aggiunto la richiesta di inserire l’aborto tra i diritti fondamentali dell’Unione.
La risposta della Commissione Europea, anticipata da inizio marzo a fine febbraio, potrebbe trasformare in legge il testo della Ice, già approvato come risoluzione. Per questo la Federazione Europea One of Us (Uno di Noi), antesignana delle Iniziative dei Cittadini e che raggruppa 50 ong da 18 nazioni diverse (per l’Italia il Movimento per la Vita), ha lanciato la campagna paneuropea NoAbortionTourism.eu, aperta alla sottoscrizione online di tutti i cittadini europei (per firmare clicca qui). L'obiettivo è duplice: proteggere la vita nascente e ribadire che l'Unione Europea non ha alcun mandato legale per intervenire su una materia che i Trattati riservano esclusivamente alla competenza nazionale.
La questione non è solo etica – il diritto alla vita dei bambini nel grembo materno, la tutela delle donne madri... – ma anche e soprattutto giuridica. Come sottolineato da Ségolène du Closel, delegata generale di One of Us, il rispetto della sussidiarietà – la libertà dei singoli Stati di legiferare sull’aborto in base a storia e valori propri – non è una «opzione politica» ma un pilastro della libertà degli Stati e dei cittadini: «L’Unione Europea non può usare il proprio budget per aggirare le leggi nazionali su temi che rimangono di competenza dei singoli Stati». La legislazione sull'aborto, infatti, è profondamente intrecciata all'identità etica e alle tradizioni democratiche di ogni popolo.
Il rischio è che strumenti finanziari comunitari vengano usati per scavalcare indirettamente le scelte sovrane dei Parlamenti nazionali. One of Us ricorda che quasi due milioni di firme raccolte già nel 2013 – molte più di quelle raccolte da My Voice my Choice – dimostrano l'assenza di un consenso europeo a favore di un coinvolgimento dell'Ue in queste politiche. In pochi giorni le adesioni raccolte dalla campagna No Abortion Tourism erano già 8.349, sul podio Spagna con 1.916, Italia con 1.328 e Malta con 1.039.
La piattaforma NoAbortionTourism.eu, disponibile in tutte le lingue dell'Unione, permette ai cittadini di contattare direttamente i propri Commissari nazionali. Un gesto per ricordare che la democrazia non si esaurisce in una petizione e che le istituzioni non devono rispondere a «complesse questioni umane» con prevaricazioni burocratiche. In gioco, conclude la Federazione, c’è la dignità umana dal concepimento fino alla morte naturale, un valore che non può essere sacrificato.
La presidente del Movimento per la Vita italiano Marina Casini, richiamando il discorso di papa Leone XIV del 9 gennaio al Corpo diplomatico, che esprimeva «profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro”», ha detto, riferendosi alla mobilitazione, che anche se la Commissione dovesse adeguarsi «a questa orribile richiesta, ma noi non possiamo arrenderci. Non possiamo consegnare alla storia una passività, un’indifferenza, una pigrizia. Dobbiamo reagire e la Federazione Europea One of Us ci offre questo strumento, che si sta diffondendo nei Paesi europei. Facciamoci sentire!».
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