“Aiuto a morire”, la Francia riparte. Ma il consenso scricchiola

Dopo la clamorosa bocciatura del Senato, la legge sull’eutanasia riparte dall’Assemblea nazionale, che l’aveva approvata l’anno scorso. Ma il clima forse sta cambiando: associazioni per la vita e Chiesa non sono più sole
February 16, 2026
“Aiuto a morire”, la Francia riparte. Ma il consenso scricchiola
Il manifesto della Marcia per la Vita a Parigi il 18 gennaio
In un Paese diviso dalla questione del fine vita, ci si chiede se i deputati francesi confermeranno la posizione espressa in occasione della prima lettura della bozza di legge che potrebbe aprire la strada all’inedita via dell’«aiuto a morire», perifrasi di nuovo conio additata da più parti come un semplice artificio linguistico per non evocare l’eutanasia o il suicidio assistito. Oppure se, alla fine, prenderanno la scia dei senatori, che non hanno voluto avallare questa strada, bocciando a sorpresa la legge dopo aver dato vita a una settimana intera di dibattiti molto accesi.
Oltralpe, con il ritorno lunedì 16 febbraio del testo in seconda lettura alla Camera bassa – quella che ha un primato sancito dalla Costituzione – sale la tensione. Da una parte, quanti vogliono seguire la direzione promossa pure dal presidente Emmanuel Macron. Dall’altra, il fronte associativo a favore dei più fragili, gran parte del mondo ospedaliero e la Chiesa, che continuano a reclamare prudenza rispetto a ciò che potrebbe divenire un’involuzione senza ritorno di enorme portata antropologica. I vescovi francesi hanno anche invitato a unirsi a loro in una giornata di digiuno e preghiera il 20 febbraio, primo venerdì di Quaresima, «per chiedere al Signore di illuminare le coscienze sulla gravità delle sfide poste da questa proposta di legge».
Nelle ultime ore, come ha segnalato pure il quotidiano cattolico La Croix, non pochi deputati di diversi partiti hanno espresso la loro volontà di battersi per non far atterrare in Francia il “far morire”, finora sempre messo al bando, anche sotto il profilo penale, a favore del “lasciar morire”, ovvero del semplice rifiuto dell’accanimento terapeutico, senza nessuna azione dagli effetti direttamente letali.
L’incertezza resta grande, dato che le istruzioni di partito non saranno necessariamente seguite. Ben più consensuale è la parallela bozza sull’ampliamento delle cure palliative, anche se non mancano voci che additano il governo di aver promosso tatticamente questo secondo testo, in contemporanea, solo per permettere al Paese d’inghiottire più facilmente la pillola amara rappresentata dalla bozza al centro di tutte le controversie.
Fra i deputati i battaglioni più folti di oppositori all’«aiuto a morire» si trovano fra i ranghi del centrodestra neogollista e dell’ultradestra nazionalista. Ma anche fra i macroniani si fanno avanti i franchi tiratori, non assenti neppure a sinistra, come nel caso del socialista Dominique Potier, che ha dichiarato di «prepararsi attivamente» per unirsi alla diga di chi dice “no”.
Non è dunque escluso che durante il dibattito e l’innesto di emendamenti, la bozza non possa prendere direzioni anche del tutto impreviste rispetto alle ipotesi della vigilia. Di che lasciare con il fiato sospeso chi paventa un “salto nel buio”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA