Il caso Quentin Deranque ha diviso la Francia. Ecco cosa è successo

di Daniele Zappalà, Parigi e Alessia Guerrieri
Un Paese sotto choc per l'omicidio del giovane nazionalista di destra. Tra i responsabili ci sarebbe anche un assistente parlamentare della sinistra radicale. Scintille tra Meloni e Macron
February 19, 2026
Il caso Quentin Deranque ha diviso la Francia. Ecco cosa è successo
Il dolore per l'omicidio di Quentin Deranque
Continua a salire il termometro della tensione politica in Francia, a meno di un mese dall’appuntamento delle elezioni comunali, ultimo importante test prima della nuova corsa per l’Eliseo che sarà lanciata in autunno, in vista dello scrutinio nella primavera 2027. Se le Comunali del 2020 avevano già segnato una svolta, con l’inedita affermazione dei Verdi in diversi capoluoghi chiave, come Lione, Strasburgo e Bordeaux, gli odierni sondaggi accordano prospettive di progressione significativa per il fronte ultranazionalista, che fin qui non ha mai conquistato nessuna grande città transalpina. E questo nonostante il Raggruppamento Nazionale, il partito lepenista al centro del polo ultraconservatore, navighi nelle acque molto torbide del processo per i falsi portaborse all’Europarlamento, che potrebbe costare la carriera politica alla leader Marine Le Pen, ma anche a diversi altri maggiorenti del partito.
Nelle ultime settimane, è in questo clima che il Paese ha registrato in particolare anche un riacutizzarsi inquietante dell’estremismo politico giovanile, con scontri ripetuti fra gruppuscoli e la morte di un 23enne militante d’ultradestra, studente di matematica, pestato a Lione giovedì scorso, e deceduto un paio di giorni dopo per le ferite subite. Un linciaggio giunto nella scia di una precedente rissa fra estremisti di destra e sinistra.
Sono stati fermati cinque sospettati dell’omicidio (una sesta persona è stata identificata), fra cui esponenti della cosiddetta “ultrasinistra antifa”, denominazione che sta per “antifascista”. Si tratterebbe di nomi fin qui non iscritti nello schedario elettronico degli “S”, gli esponenti identificati come pericolosi per l’ordine pubblico. Ci sarebbe anche un assistente parlamentare di un deputato della sinistra radicale. Secondo una ricostruzione accreditata dalla Procura di Lione, all’aggressione hanno partecipato almeno sei persone incappucciate.
È partita una circolare del ministro dell’Università, Philippe Baptiste, che ha chiesto a prefetti e rettori di vietare dei «meeting politici» nelle facoltà quando possono porre problemi all’ordine pubblico. In effetti, l’uccisione ha ancor più arroventato il clima politico, anche per via delle accuse rivolte a diversi media di aver fin qui dato poco peso alle derive dell’ultrasinistra. In proposito, i proiettori mediatici sull’estremismo politico giovanile hanno tradizionalmente descritto le “spedizioni punitive” di stampo fascista organizzate da gruppuscoli d’ultradestra come il Gud. Denunciando «un’ondata di violenza inaudita», il presidente Emmanuel Macron ha lanciato un appello alla calma.
Intanto, si apprendono nuovi dettagli sul profilo della vittima, Quentin Deranque, classe 2003, militante “identitario”. Originario di Saint-Cyr-sur-le-Rhône, borgo collinare di poco più di un migliaio d’anima nella valle del Rodano, il 23enne aderiva al gruppuscolo neofascista Allobroges Bourgoin e a quello nazionalista-rivoluzionario Audace, basato a Lione, derivato da un precedente gruppuscolo sciolto nel 2019 con decreto governativo, per istigazione ad azioni armate e appelli all’odio.
Ma il 23enne risultava incensurato e, secondo diverse testimonianze, il suo profilo non corrisponderebbe a quello “stereotipato” del militante violento d’ultradestra. Lo studente di matematica, convertito al cattolicesimo, frequentava la Fraternità sacerdotale San Pietro, fondata nel 1988 da ex membri della Fraternità sacerdotale San Pio X decisi ad allontanarsi dallo status scismatico dei seguaci di Marcel François Lefebvre, l’arcivescovo scomunicato nel 1988 da Giovanni Paolo II.
Intanto non si è fatta attendere la risposta dell'Italia alle parole piccate del presidente francese Emmanuel Macron sulla morte del militante della destra nazionalista Quentin. A Palazzo Chigi infatti sono state accolte «con stupore» le dichiarazioni del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, che aveva chiesto a Giorgia Meloni di «smettere di commentare ciò che sta accadendo altrove». La presidente del Consiglio, infatti, viene spiegato «ha espresso il suo profondo cordoglio e la sua costernazione per la drammatica uccisione in Francia del giovane e ha condannato il clima di odio ideologico che sta attraversando diverse nazioni europee». Dichiarazioni che «rappresentano un segno di vicinanza al popolo francese colpito da questa terribile vicenda e che non entrano in alcun modo negli affari interni della Francia». 
Il presidente francese usando l'ironia da Nuova Delhi aveva infatti aggiunto: «Lasciate che tutti restino a casa e le pecore saranno ben custodite. Sono sempre colpito dal fatto che i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, siano i primi a commentare ciò che accade altrove». La premier Meloni ieri aveva scritto su X che «la morte di un giovane di poco più di 20 anni, attaccato da gruppi legati all'estremismo di sinistra in un clima di odio ideologico diffuso in diversi Paesi, è una ferita per tutta l'Europa». Il giovane attivista nazionalista Quentin Deranque è stato picchiato a morte da almeno sei persone, di cui alcuni attivisti del movimento di sinistra radicale La Jeune Garde, con collegamenti diretti con La France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Melenchon, in disordini a margine di una conferenza dell'eurodeputata Rima Hassan a Sciences Po Lyon.
Stamane anche il responsabile della Farnesina Antonio Tajani era entrato nel merito della vicenda sottolineando che «l'uccisione di un giovane attivista francese, per lo più in un contesto universitario, è un fatto grave che riguarda tutti, un episodio che va condannato senza esitazioni. Un omicidio che non ha confini, un monito a chi usa odio e violenza, a chi insulta e professa un linguaggio offensivo. Ci sono stati tanti Quentin in Italia. Alcuni nei periodi più bui della Repubblica. Ecco, condannare episodi come quello di Lione serve anche a questo, a far sì che non si ritorni ad un brutto passato anche in Italia. Perché la politica è soprattutto dialogo e confronto, anche con chi non la pensa come noi»..

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