Carlo Banfi, scienza e apostolato per “accendere” i giovani

A 93 anni è morto al Campus Bio-Medico di Roma lo studioso di fisica matematica che ha dedicato la vita all’educazione dei giovani e ad avvicinarli a Dio attraverso il loro studio
February 4, 2026
Carlo Banfi, scienza e apostolato per “accendere” i giovani
Carlo Banfi
Aveva compiuto 93 anni il 29 gennaio, pochi giorni prima di morire. «Sono nato il giorno in cui in Germania veniva eletto democraticamente l’uomo che poi ne sarebbe diventato il dittatore» amava ricordare ogni anno Carlo Banfi, il matematico milanese che si è spento al Policlinico Campus Bio-Medico di Roma, con il suo inconfondibile sorriso malizioso e lo sguardo furbo. Ma sotto i suoi baffi non c’era alcuna malizia, e in quello sguardo c’era la luce di una vita interiore intensa, vibrante.
La guerra lui l’ha subita, come tutti i ragazzini che l’hanno attraversata. Tra i sei e dieci anni aveva cambiato scuola ogni anno imbattendosi tra gli altri anche nel maestro Clemente Rebora, di cui nutriva il ricordo. E chissà che non sia stato lui a infondergli la passione per l’arte, la musica, la letteratura. Neanche la morte prematura del padre ha scalfito la tempra di un uomo che, come i suoi tre fratelli e la sorella, ha sempre gettato il cuore avanti, lanciandosi in iniziative e progetti ambiziosi senza fermarsi davanti agli ostacoli che avrebbero spaventato altri.
Terminati gli studi universitari in Ingegneria, ebbe l’opportunità a Bologna di intraprendere la carriera universitaria, fino a ottenere l’incarico di professore ordinario di Fisica matematica prima nella città emiliana e poi all’Università Cattolica di Milano e nella sede di Brescia, dov’è stato preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali. La sua presenza nel mondo accademico era appassionata, ricca di attività e di belle relazioni di amicizia con tanti colleghi.
Carlo Banfi con alcuni dei suoi ex allievi
Carlo Banfi con alcuni dei suoi ex allievi
Innamorato di Milano, ne incarnava le migliori qualità: la grande capacità di lavoro, la visione ampia delle questioni e l’ambizione tenace. Non disdegnava le espressioni dialettali, le brume invernali, il tram sferragliante, i risotti e l’ossobuco. Amava viaggiare sui mezzi pubblici e sulla amata bicicletta con cui, nella sua lunga vita, avrà percorso migliaia di chilometri nelle diverse le città in cui ha vissuto.
Ma era nella vita quotidiana che la sua forte personalità dava il meglio di sé, con le persone che gli stavano accanto, gli amici più intimi, i familiari, i fedeli dell’Opus Dei, l’istituzione che ha conosciuto negli anni universitari e che è diventata parte della sua vita per più di sei decenni. Del fondatore san Josemaría Escrivá, che ha conosciuto personalmente, apprezzava lo zelo per avvicinare a Dio tutte le persone con cui entrava in contatto.
Carlo Banfi ha dedicato a questo apostolato l’intera sua esistenza, per diffondere intorno a sé l’idea che la vita quotidiana è il luogo più naturale per un cristiano per trovare e frequentare il Signore. E questo si è impegnato a fare, fino all’ultimo, offrendo a Dio anche i fastidi e le sofferenze delle ultime settimane. Così lo ricordano i tanti amici di Bologna, Milano, Brescia, Verona e Padova che hanno percorso accanto a lui un tratto di cammino: ostinato, risoluto, caparbio e soprattutto con un cuore grandissimo, pronto sempre a spendersi per grandi ideali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA