Quarant'anni di mutazioni: così il teatro di Rifredi ha raccontato la gente di Firenze

L'anniversario sarà celebrato con la prima nazionale de 'I coniugi Ubu', rilettura grottesca di Alfred Jarry firmata da Angelo Savelli
February 4, 2026
Quarant'anni di mutazioni: così il teatro di Rifredi ha raccontato la gente di Firenze
Rifredi, il teatro festeggia i suoi 40 anni con la prima nazionale de "I coniugi Ubu" firmati da Angelo Savelli / Cortesia Teatro Rifredi
Rifredi, un quartiere popolare, un tempo operaio, alla periferia Nord-Ovest di Firenze, a ridosso dell’Ospedale di Careggi. Il quartiere di don Giulio Facibeni, della Madonnina del Grappa e della Pieve di Santo Stefano in Pane, ma anche di uno storico teatro che ne porta il nome. Non è un caso che Stefano Massini, direttore artistico del Teatro della Toscana, nel celebrare martedì 3 febbraio i quarant’anni dalla riapertura ad opera della compagnia Pupi e Fresedde abbia sottolineato come in molti quartieri cittadini sia cambiato tutto ad eccezione delle chiese e nel caso di Rifredi anche di "una chiesa laica", il teatro appunto.
Rendendo omaggio alla storia e al valore civile dello spazio scenico animato dal 1986 da Angelo Savelli, Giancarlo Mordini, Francesco De Biase e Rita Polverini, Massini ha richiamato la funzione vitale del teatro: «La parola pane è una parola molto bella, viene da un’antica radice sanscrita, la radice pa, che significa ciò che sviluppa il frutto, cioè ciò che nutre. Il pane è questo, è quello che dà il nutrimento per stare al mondo: il teatro fa questo, dà il pane. Mi piace festeggiare il quarantesimo compleanno di qualcuno che in questi quarant’anni ha fatto questo, ha continuato a dare pane, l’ha fatto con gli spettacoli, con le iniziative, con le accoglienze, con l’ospitalità, l’ha fatto con le regie, l’ha fatto sviluppando maestranze tecniche, insegnando, pubblicando, disegnando, l’ha fatto in tutti i verbi possibili che tornano sempre al nutrimento».
Il quarantennale del Teatro di Rifredi (oggi Nuovo Rifredi Scena Aperta), alla presenza della sindaca di Firenze Sara Funaro, che è anche presidente della Fondazione Teatro della Toscana di cui oltre Rifredi fanno parte La Pergola e il Teatro Era, è stato festeggiato con la messa in scena in prima nazionale de I coniugi Ubu, scritto e diretto da Angelo Savelli ispirandosi alle opere del drammaturgo francese Alfred Jarry (1873 – 1907), precursore delle avanguardie del Novecento: dal surrealismo al dadaismo, al futurismo. In questo caso, i due protagonisti, Padre Ubu e Madre Ubu, parodia degli shakespeariani Macbeth e Lady Macbeth, più che di potere vero e proprio sono assetati, come spiega l’autore-regista, dal «potere d’acquisto», ovvero dai soldi come compensazione delle frustrazioni consumistiche. Per questo la regia trasporta i coniugi Ubu dal loro contesto originario a una dimensione domestica, quella di due borghesi in vestaglia e pantofole, davanti a un televisore che diventa simbolo del desiderio di apparire e di un’ambizione mediocre. I protagonisti si lanciano così in un’avventura disastrosa, che li porterà a sognare la tirannia per poi tornare, immancabilmente, alla loro piccola routine quotidiana. Anche l’azione dei dittatori del XX secolo, da Hitler e Stalin, che Jarry lasciava intravedere, Savelli l’attualizza con quelli che considera i dittatori odierni, nonostante siano sostenuti dal consenso popolare, da Trump a Putin. Interessante il ricorso a molteplici registri dello spettacolo per una messa in scena decisamente divertente, ma non per questo priva di messaggi forti sull’anarchia del potere e sulla guerra. Attraverso il teatro dell’assurdo, la parodia grottesca, il melodramma, l’avanspettacolo, il cabaret, le citazioni colte e meno colte, Savelli propone un feroce carnevale del potere, dove il ridicolo si fa terrore e la comicità diventa denuncia.
Alla fine lunghi applausi per tutti: dai bravi Massimo Grigò e Giulia Weber, nei due ruoli principali, al resto della compagnia con Cosma Barbafiera, Olmo De Martino, Fabio Magnani, Samuele Picchi, Sebastiano Spada ed Elisa Vitiello. Scene di Federico Biancalani, disegno luci di Samuele Batistoni, costumi di Elena Bianchini e musiche di Federico Ciompi. Repliche fino a domenica 8 febbraio.

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