Il prete, la breakdance e la talare corta: quando l'abito fa "pop"

Incuriosiscono foto e video di persone in abito ecclesiastico. Ma solo se risultano (più o meno) distanti da quello a cui siamo abituati
February 21, 2026
Il prete, la breakdance  e la talare corta: quando l'abito fa "pop"
Un frame del video di padre Nonso Ohanaka mentre si esibisce in una breakdance
La bulimia visiva di cui ci ammaliamo frequentando gli ambienti digitali è ormai endemica e tra le immagini che paiono particolarmente appetibili ci son o quelle di persone in abbigliamento ecclesiastico: basta che si discostino, poco o tanto, dalla consuetudine perché diventino popolari. Padre Nonso Ohanaka, cappellano della Pope Saint John Paul II Preparatory School di Hendersonville (Tennessee), si è esibito nell’intervallo di una partita di basket tra la squadra di casa e quella della vicina Father Ryan High School interpretando, in abito talare, la celebre coreografia di “Bye Bye Bye” (è degli NSYNC e risale al 2000). Il video della performance è sull’account Instagram della scuola (bit.ly/3MIz8G2), dove nel giro di un mese l’hanno visto in 5 milioni (l’eco è arrivata fino al “Corriere della sera” https://bit.ly/3OrRz2r). Padre Ohanaka «ha mostrato a tutti quanto sia “mosso” dallo Spirito Santo», commenta un’utente che rilancia il filmato su Facebook, mentre lui dichiara ai media locali: «Fare la breakdance aiuta a “spezzare” le barriere con gli studenti, ma la mia più grande gioia è vederli crescere nella fede». Questo giovane prete è nato in Nigeria (Nonso è abbreviazione di Chukwunonso) ma è vissuto prevalentemente negli USA, dove la sua famiglia è immigrata quando lui aveva 5 anni. Ordinato a Nashville nel 2022, è stato destinato come collaboratore alla parrocchia di Our Lady of the Lake a Hendersonville, dove segue la pastorale verso gli ispanici e verso i giovani, oltre che la scuola.
In un’altra immagine divenuta recentemente popolare i protagonisti sono due vescovi del Perù, Luis Alberto Barrera e Jorge Izaguirre. È stata pubblicata dal sito del quotidiano di Lima “La República” a commento della visita “ad limina” dell’episcopato peruviano a Roma (26-31 gennaio), che è culminata in due incontri con l’ex confratello Leone XIV: i due vescovi a fianco del Papa vi compaiono con la talare corta sino al ginocchio. Il bello (o meglio il brutto) è che non si tratta di un meme canzonatorio, ma, come spiega benissimo Simone Varisco sul suo blog Caffestoria (bit.ly/4cHV5Q6), del frutto di un uso, diciamo così, poco controllato dell’IA nella redazione di quel giornale: «Esigenze grafiche hanno reso necessario un allungamento in senso verticale della foto, affidando all’intelligenza artificiale il compito di “riempire” il nuovo spazio, generando la parte inferiore degli abiti di papa e prelati». Solo al Papa, evidentemente “riconosciuto” dal programma, l’abito non è stato tagliato. Aggiungo che lo scatto non è neppure relativo alla visita: l’originale è stato diffuso dalla Conferenza episcopale del Perù (bit.ly/4cCP733) nel maggio 2025 e riproduce l’incontro tra Leone XIV e la delegazione dell’episcopato venuta a Roma per la messa d’inizio del ministero petrino. «Un piccolo segno», commenta lucidamente Varisco, «di quanto l’immagine stia perdendo il suo statuto di memoria, di testimonianza. La fiducia non è riposta nella realtà, bensì nell’algoritmo che ce la consegna».
La presenza di Leone XIV serve a interpretare la popolarità di un terzo gruppo di immagini di questi giorni, quelle che lo ritraggono nel corso della Messa conclusiva della visita pastorale alla parrocchia romana di Santa Maria Regina Pacis a Ostia Lido. Alcune foto e video mostrano, in processione e sul presbiterio, la presenza, tra i ministranti, di due ragazze. “Religion Digital” (bit.ly/4c1ZxsX) certifica: «Sui social network e sui media specializzati nel Vaticano, l’immagine delle due chierichette che hanno assistito Leone XIV durante la Messa domenicale celebrata nella parrocchia di Ostia è diventata virale in poche ore»; l’articolo prosegue documentando quanto affermato e constatando che il fatto non dovrebbe più fare notizia, essendo prassi diffusa in tante parrocchie e potendosi rintracciare numerosi precedenti anche nelle celebrazioni papali, da Giovanni Paolo II in poi. Invece fa notizia – compreso il dettaglio delle sneakers indossate da una delle ministranti –, in particolare nell’arcipelago digitale antimoderno. Fin troppo eloquente il titolo del post (ripreso anche da blog italiani) con il quale la piattaforma “Radical Fidelity” (bit.ly/3MISn2e) contestualizza l’episodio: «La sottile normalizzazione del transgenderismo nelle strutture della Chiesa». Immaginando che il servizio all’altare dei giovanissimi rappresenti ancora un possibile avviamento alla vocazione sacerdotale, in quell’area si teme che farvi accedere delle ragazze serva da cavallo di Troia per l’ordinazione delle donne.

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