Per le vie digitali: la Sindone, un vaticanista, i missionari
Tre notizie da ciascuno degli ambiti in cui la Chiesa incrocia il digitale: comunicazione istituzionale, informazione religiosa e missione sui social

Tra chi opera digitalmente in ambito ecclesiale si deve distinguere tra comunicazione istituzionale, informazione religiosa e missione digitale. Il mio aggregatore mi ha proposto nelle ultime settimane una notizia per ciascuna di queste aree. Nasce principalmente per iniziativa di una diocesi, e dunque appartiene alla comunicazione istituzionale, il progetto “Avvolti”: una piattaforma online che consente una «esperienza digitale e immersiva della Sindone» (bit.ly/3NHkdw9). La diocesi è quella di Torino; la piattaforma sviluppa l’installazione realizzata dal 28 aprile al 5 maggio scorsi in piazza Castello ed è stata presentata dall’arcivescovo card. Repole a papa Leone XIV il 9 gennaio (qui bit.ly/4k3tBGz la cronaca di “Avvenire”). È affiancata da una pagina Facebook e da un account Instagram. Il nome scelto esprime una sintesi tra l’oggetto – il lenzuolo che, secondo la tradizione, ha avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro – e l’esperienza «immersiva» offerta: probabilmente più intensa quella proposta in maggio ai visitatori in carne ed ossa di quella che si vive attraverso la piattaforma. Il visitatore è invitato (bit.ly/4qHoAFX) a soffermarsi su otto punti del Telo, brevemente descritti e affiancati dai racconti dei Vangeli della Passione che vi corrispondono. Altri testi (semplici scritti e brevi video) presentano gli aspetti storici, teologici, spirituali e pastorali della Sindone e prevengono dal “consumarne” la visione come si fa con tanti altri contenuti digitali.
L’informazione religiosa dal Vaticano piange in questi giorni la morte di un suo campione indiscusso: John L. Allen jr. Originario del Kansas, 61 anni, come corrispondente da Roma del “National Catholic Reporter” (bit.ly/4raz0xC) coprì il Giubileo del 2000, l’ultima parte del pontificato di Giovanni Paolo II e per intero quello di Benedetto XVI; nel 2014 passò a «prendere il polso cattolico» dalla guida di “Crux” (bit.ly/3MeSNxa), avendo nel frattempo collaborato sui temi vaticani con le maggiori testate anglofone al mondo e scritto numerosi volumi. Il coro di apprezzamento levatosi da ogni lato dell’opinione pubblica ecclesiale al momento della scomparsa di questo giornalista va ben al di là delle convenzioni. Aveva un modo personalissimo di raccontare, come attesta questa sua definizione dell’Opus Dei: «La Guinness Extra Stout della Chiesa cattolica». La vicenda di “Crux” è quella più significativa della sua carriera rispetto all’ambiente digitale. Nacque infatti come un portale online specializzato all’interno del sito del “Boston Globe”: un po’ come era, dal 2011, “Vatican Insider” per “La Stampa”. Avviando quel progetto un importante quotidiano generalista scommetteva che l’informazione religiosa digitale, adeguatamente trattata, gli avrebbe consentito di ampliare l’audience del suo sito al di là dei confini territoriali descritti dalla diffusione cartacea. Ritiratosi dopo soli due anni il quotidiano del New England, Allen l’ha portato avanti in prima persona, col supporto dei Cavalieri di Colombo.
“Religión Digital” sta seguendo con costanza la riflessione sui missionari digitali e sul loro servizio ecclesiale, ripetutamente legittimata dal percorso dell’ultimo Sinodo. Guardando ai lavori in corso nel terzo dei Gruppi di studio istituiti da papa Francesco nell’intersessione sinodale, dedicato a questo tema, il portale ha intervistato (bit.ly/3ZKaw2x) Paul Soukup, gesuita, docente di tecnologia e comunicazione alla Santa Clara University (California) e coordinatore, all’interno del Gruppo, del sottogruppo di studiosi ed esperti. Riprendo alcuni dei punti toccati. Detto che l’area della «cultura digitale» include «i social network – su tutte le loro piattaforme – e i diversi formati: testo, audio e video», ciò che costituisce propriamente la missione digitale è, secondo il gruppo, «l’uso religioso di questi media». In essa vanno riconosciuti due soggetti: i «creatori», che «cercano seguaci [sui social] su temi religiosi e cattolici», e «coloro che consumano questo tipo di contenuti», che sono sia «membri della Chiesa» sia «persone che sono in ricerca». Il «fondamento ecclesiologico e teologico per quelli che oggi chiamiamo missionari digitali» è l’accento posto dal magistero contemporaneo sulla figura dei «discepoli missionari». Per questo la Chiesa è chiamata a «progredire nella comprensione» dei mezzi digitali «e della cultura che li adotta», così da meglio sostenere «coloro che sono già impegnati nel lavoro missionario digitale» e integrarli «a tutti i suoi livelli».
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