Una lettera a Gesù per tornare bambini online
Uno sguardo ai messaggi che, per Natale, una ong spagnola ha invitato a scrivere a Gesù aprendo un sito dedicato: tra fede, rendimento di grazie, fragilità e richieste

Scrivere una lettera-preghiera a Gesù per Natale rimanda a una tradizione dell’infanzia; dove poi ci sono ancora famiglie nelle quali si racconta ai più piccoli che i regali di Natale li manda Gesù Bambino e non altri, si suggerisce loro, di conseguenza, di far sapere a lui, per lettera, le eventuali preferenze. Poco meno di un mese fa, dalla Spagna, l’invito a scrivere una lettera a Gesù è stato rivolto agli adulti (magari quelli che lo facevano da bambini), offrendo un mezzo non più cartaceo ma digitale; ora che se ne conosce l’esito l’iniziativa merita di essere raccontata e commentata anche fuori dai confini iberici. Il progetto (bit.ly/3L70bu6) è stato promosso dalla Fundación Anunciata Solidaria (FASOL), che è l’ong attraverso cui le Domenicane dell’Annunziata, istituto di religiose con base a Madrid, si rendono presenti in vari paesi in via di sviluppo; per dargli le corrette gambe digitali FASOL si è servita dell’agenzia Católicos en Red, specializzata nell’offerta di servizi di marketing, comunicazione e fundraising alle organizzazioni cattoliche. Presentando l’iniziativa su “Religion Digital” (bit.ly/3MVY0Kq) l’agenzia spiega che per suo tramite FASOL intende «avvicinare la propria missione a un nuovo pubblico e far conoscere non solo il proprio lavoro, ma anche storie che trasformano la vita». L’invio non è associato a offerte in denaro: si forniranno i propri dati e si riceveranno in risposta «un messaggio di ringraziamento e un invito a condividere l'iniziativa».
È interessante vedere le motivazioni che gli ideatori del progetto presentano agli utenti affinché vi aderiscano. «Re Magi, Babbo Natale, amici invisibili... e Gesù? Il Natale ha un protagonista. Scrivi la tua lettera di ringraziamento, di auguri o di speranza al Dio che nasce», si legge sul sito subito sotto al titolo. Poi «tre motivi» per farlo. Il primo è «Perché il Natale è un momento per fermarsi a pensare», e fa riferimento alle distrazioni delle festività egemonizzate dai consumi. Il secondo è «Perché esprimere i tuoi desideri, i tuoi sogni e le tue paure ti aiuta a iniziare l’anno con speranza», e sottolinea la fiducia implicita nel raccontare a Gesù ciò che si ha nel cuore. Il terzo è «Perché non scrivi solo una lettera: fai un gesto di fede, di luce e di pace», e spiega: «La tua lettera può essere di ringraziamento, richiesta, riconciliazione o sogno. L'importante è che nasca da te». Infine un ultimo appello: «Questo Natale è speciale perché tu sei speciale. La tua lettera renderà felice Gesù!». Quello che si sollecita, a ben vedere, è un genere letterario a metà tra la lode, l’intercessione e la domanda, piuttosto vicino a quello della preghiera dei bambini. Apprezzabile l’intento di non spezzare, a causa del mezzo digitale, il legame tra la preghiera e i luoghi di culto: ogni messaggio, si promette in calce al form, «sarà depositato presso il Monumento al Sacro Cuore», che si trova sul Cerro de los Ángeles, presso Madrid.
Ancor più interessante è il fatto che le lettere sono pubblicate sul sito (bit.ly/4si3Zt5), e inoltre si invita a condividerle sui propri social. È certo il lato dal quale questa idea concede di più all’ambiente digitale per il quale è nata, portando gli scriventi a rinunciare alla riservatezza che normalmente accompagna la preghiera personale; ma per chi frequenta i social questa non è certo una novità. Con il necessario rispetto, sono andato dunque a leggere qualcuna di queste lettere (in tutto quelle pubblicate sono 125). Si tratta di testi di media lunghezza, nei quali si osserva una buona adesione alle indicazioni di fondo suggerite dal sito: professione di fede, rendimento di grazie, riconoscimento delle proprie fragilità, richieste. Fanno eccezione alcuni “telegrammi”, come «Grazie per tutto il bene e per tutto il male di quest’anno». Prevalgono di gran lunga le firme di donne. Ritorna più di una volta – e solo l’indirizzo stringe il cuore – il riferimento ai bambini della discarica della zona 3 di Città del Guatemala: probabilmente una zona in cui opera la FASOL. In qualche lettera compaiono anche delle emoji, segno inequivocabile dell’abitudine a comunicare tramite i social. In vari casi chi scrive manifesta le proprie preoccupazioni personali (famiglia e altre relazioni, salute, lavoro) con dovizia di dettagli. È certo di un fanciullo la lettera che dice «Caro Bambino Gesù, quest’anno mi sono comportato molto bene, quindi voglio chiederti che la mia famiglia scoppi di salute, e così le persone vicine a me e io stesso».
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