Bangladesh verso il voto, il terrore della minoranza indù

Si moltiplicano nel Paese gli episodi di violenza settaria. Per la "rivoluzione dei giovani" un banco di prova decisivo
February 4, 2026
Proteste in Banglandesh scoppiate dopo il linciaggio del lavoratore indù
Proteste in Banglandesh scoppiate dopo il linciaggio del lavoratore indù / ANSA
Dipu Chandra Das aveva 27 anni, era un operaio tessile. Ed era indù. Una diceria diffusa sul suo conto – aver proferito parole denigratore su Maometto – gli è costata la vita. Una folla inferocita ha fatto irruzione nella fabbrica dopo lavorava. Dipu Chandra Das è stato picchiato a morte, il suo corpo è stato appeso a un albero e dato alle fiamme. Il linciaggio è stato “immortalato” ed è rotolato di telefonino in telefonino. Diffondendo, da quel terribile 18 dicembre dello scorso anno, nella comunità indù del Paese un’unghiata di terrore. “Nessuno si sente più al sicuro", ha detto Ranjan Karmaker all’Ap, un attivista indù per i diritti umani di Dacca. "Tutti sono terrorizzati".
Il Paese è atteso da un appuntamento decisivo. Il voto nazionale, il 12 febbraio, la tappa finale della delicata transizione politica in corso da un anno e mezzo. Sarà un banco di prova per la tenuta della “rivoluzione” dei giovani, quel movimento di massa che, nel luglio del 2024, decretò la fine del lungo regime autoritario di Sheikh Hasina, accendendo la speranza di un cambiamento epocale. Ma il Bangladesh siede sull’orlo di un vulcano sempre pronto ad eruttare. Eruttare violenza. Politica, come quella che ha portato all’uccisione di Sharif Osman Hadi, noto leader giovanile e simbolo di quella rivolta. E violenza settaria, quella che vede scivolare nel mirino la minoranza indù. Una minoranza - circa 13,1 milioni di persone, pari a circa l'8% della popolazione del Paese di 170 milioni – “schiacciata” dalla preponderanza numerica dei musulmani che rappresentano il 91%. Violenza che torna ad “eccitarsi” in occasione proprio “dei periodi elettorali, con le minoranze religiose spesso a subire il peso maggiore in un contesto di intensa competizione politica e tensione sociale”.
Il Bangladesh Hindu Buddhist Christian Unity Council, un'organizzazione che raccoglie le comunità minoritarie, ha documentato oltre 2.000 episodi di violenza intercomunitaria dalla destituzione dell'ex primo ministro Sheikh Hasina. Il gruppo ha censito almeno 61 omicidi, 28 casi di violenza contro le donne – tra cui stupri e stupri di gruppo – e 95 attacchi a luoghi di culto con vandalismo, saccheggi e incendi dolosi.
"Se si guarda alle elezioni del passato, anche durante il mandato della Lega Awami, l'oppressione e la persecuzione delle minoranze non sono mai veramente cessate", ha spiegato ad al-Jazeera Manindra Kumar Nath, segretario generale ad interim del Bangladesh Hindu Buddhist Christian Unity Council . "È successo prima e dopo le elezioni. Ma ciò che peggiora la situazione è la mancanza di giustizia”.
Le violenze hanno anche una pesante ricaduta geopolitica. La violenza settaria ha infiammato le tensioni con la vicina India, provocando proteste da parte di gruppi nazionalisti indù e critiche da parte del governo del primo ministro indiano Narendra Modi. Il ministero degli Esteri indiano ha stigmatizzato "l’inquietante modello di attacchi ricorrenti" contro gli indù. Per la generazione Z un ulteriore, inquietante, banco di prova.

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