Anche l’infosfera ecclesiale va alla scoperta della Groenlandia
In questi giorni in cui l’isola artica è al centro di una crisi internazionale molti siti, in Italia e all’estero, hanno interpellato il parroco dei pochi cattolici che ci vivono

Di questi tempi si può diventare – senza averlo cercato – popolari nell’infosfera ecclesiale essendo l’unico missionario cattolico in una regione dove i fedeli della Chiesa di Roma sono poche centinaia su 57mila abitanti… a condizione che le mire espansionistiche di una superpotenza proiettino quella stessa regione al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. La regione è, evidentemente, la Groenlandia e il presbitero di cui parlo è fra Tomaž Majcen, sloveno, francescano conventuale, dal 2023 parroco nella capitale Nuuk dove già, dalla Danimarca, si recava a partire dal 2018. L’8 gennaio scorso sul “SIR” (bit.ly/49LEMyR) Maria Chiara Biagioni gli ha fatto un’intervista, rimbalzata da lì su vari siti di settimanali diocesani e anche su “Vatican News”. Il 7 gennaio a parlare a lungo con lui era stata Antonella Palermo per il blog di geopolitica delle religioni “Tra cielo e terra” (bit.ly/4jObYuh), che lo ha nuovamente contattato il 18 (bit.ly/3NnSpNg) dopo un primo colloquio risalente allo scorso febbraio. Anche “Avvenire” (bit.ly/3NWsLz6) lo aveva interpellato, per opera di Andrea Galli, dieci mesi fa. Prendo dal “SIR” la frase che riassume il punto di vista di fra Majcen: «Mi preoccupa il fatto che la nostra casa possa essere considerata un pezzo di terra piuttosto che una comunità di persone con famiglie, tradizioni e fede. La mia speranza è che i leader si concentrino sulla collaborazione pacifica, piuttosto che fomentare tensioni».
Va da sé che anche fuori d’Italia varie testate d’informazione religiosa hanno pensato a fra Majcen in qualità di testimone di come la Groenlandia stia vivendo la crisi internazionale di cui è al centro. Il 7 gennaio la statunitense “OSV News” riporta, con un titolo prudente (bit.ly/4qxBqXe), il timore dei groenlandesi per la propria sovranità di cui il parroco di Nuuk le ha riferito via email; le sue parole rimbalzano il 16 fino in Malaysia, sull’Herald (bit.ly/3LEZTLg). Il 14 è la spagnola “Ecclesia” a intervistare il francescano (bit.ly/4sSuyoX) sotto un titolo che stavolta è eloquente: «Si continua a parlare dell’isola invece di parlare con noi». “Aleteia” rilancia sulle altre edizioni linguistiche (qui il link all’anglofona bit.ly/4sO4Dig) l’intervista che fra Majcen rilascia il 18 gennaio a Urška Leskovšek per l’edizione slovena (bit.ly/4a4wHqd). È un lungo affresco sullo scorrere della vita spirituale e di quella pastorale nell’isola, ma nel finale non poteva mancare un riferimento all’attualità: «Vi invito a pregare per la pace e il rispetto della sovranità e a unirvi a noi nella cura del creato, in particolare del nostro fragile ambiente artico». Infine l’anglicano “Church Times” (bit.ly/4r46Bt6) dedica un articolo alla ferma posizione assunta dalla vescova luterana Paneeraq Siegstad Munk, capo della maggioritaria Chiesa evangelica della Groenlandia: «Non possiamo essere né acquistati né sequestrati»; ma non trascura di citare l’analoga preoccupazione manifestata dal parroco cattolico.
Cinquantuno anni, prete dal 2001 dopo aver terminato a Lubiana gli studi teologici, fra Majcen parla, oltre al danese, le lingue dell’ex Iugoslavia, il tedesco e l’inglese. In Groenlandia guida un gregge fatto di immigrati (filippini, polacchi, latinoamericani…) più che di inuit; nel corso della già citata intervista ad “Avvenire” molto spazio è dedicato a descrivere la sua piccola comunità cattolica di Cristo Re. Non può stupire che anche lui sia attivo sui social: su Facebook (bit.ly/4pO2tfO) ha quasi 6mila follower (ben più dei parrocchiani: infatti tra di loro e tra gli “amici” molti portano un cognome slavo); su TikTok 1.300 (bit.ly/49L9aJB); su Instagram (account privato) 400. I suoi post mostrano splendide immagini naturali e qualche momento di vita comunitaria, ma tra quelli recenti risaltano i link ad alcune delle interviste di cui ho dato conto più sopra. E ancor più risalta un’accorata lettera a lui e alla sua parrocchia del vescovo di Copenaghen, Czeslaw Kozon (bit.ly/4pO0ok0), datata 16 gennaio, di cui riporto qualche frase. «Nelle ultime settimane e in particolare nei giorni scorsi la Groenlandia è nei pensieri di tutti. Una grande preoccupazione e una grande ansia hanno preso molte persone nel mondo. Desidero assicurarvi che vi seguo con il pensiero e nella preghiera. Molte cose sono cambiate e sono sottosopra nel mondo d’oggi. Sono in pericolo la pace e la stabilità. Confidiamo nella misericordia e nella provvidenza di Dio: egli guidi i governanti del mondo e li renda aperti alla sua sapienza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






