Lavorare 13 ore al giorno รจ sbagliato, ma lavorare si deve

Fa discutere la riforma del Parlamento greco che allunga l'orario di lavoro su base volontaria. Il punto non sono i limiti, ma che tipo di crescita vogliamo
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October 28, 2025
Caro Avvenire,
il 16 ottobre il Parlamento greco ha approvato una riforma che consente di lavorare fino a 13 ore al giorno nel settore privato. Una scelta che viene giustificata come risposta alla crisi demografica e alla necessitร  di crescita, ma che solleva un interrogativo che riguarda tutta lโ€™Europa: รจ aumentando lโ€™orario di lavoro che si migliora lโ€™economia o si peggiora la vita delle persone? In Grecia si lavora giร  piรน che nel resto dellโ€™Unione, con 1.898 ore annue per lavoratore secondo lโ€™Ocse. Il problema non รจ la quantitร  di ore, ma la scarsa produttivitร  legata a settori a basso valore aggiunto e pochi investimenti in innovazione. La risposta del governo rischia di trasformare la fatica in norma, senza affrontare le cause strutturali. Anche in Italia conosciamo la pressione di straordinari non riconosciuti e reperibilitร  continua. La tecnologia, che avrebbe dovuto liberare lโ€™uomo dal lavoro, spesso lo ha reso piรน controllato e disponibile h24. Il risultato รจ un paradosso: si lavora di piรน per guadagnare meno, con meno tempo per sรฉ e per la famiglia.
Francesco Vitale
Catania
Caro Vitale,
tredici ore di lavoro al giorno su periodi prolungati possono essere letali per chiunque, come si รจ visto molte volte in passato e ancora oggi accade con situazioni di criminale sfruttamento in tanti Paesi. Un bel libro di recente tradotto in Italia dello storico francese Georges Vigarello (โ€œStoria della fatica. Dal Medioevo a oggiโ€, il Saggiatore) illustra quanto il carico di compiti manuali e intellettuali ha gravato sui nostri simili allโ€™interno o allโ€™esterno di organizzazioni economiche. Siamo biblicamente โ€œcondannatiโ€ al lavoro delle nostre braccia anche se oggi la tecnologia allevia di molto lo sforzo a cui la maggior parte di noi รจ chiamata. Ma il lavoro รจ anche compimento, fonte di soddisfazione e, ne diventiamo sempre piรน consapevoli mentre lโ€™intelligenza artificiale insidia le nostre occupazioni retribuite, una necessitร  non solo per il sostentamento materiale bensรฌ pure per lโ€™equilibrio psicologico. Con questa premessa, veniamo alla legge greca che tanto ha fatto discutere. Va precisato che la norma varata dal Parlamento su iniziativa del governo di centrodestra non stabilisce un obbligo generale di lavorare fino a 13 ore al giorno, ma introduce la possibilitร  โ€“ per i dipendenti del settore privato, in โ€œcircostanze eccezionaliโ€ โ€“ di svolgere turni piรน lunghi, per un massimo di 37 giornate allโ€™anno presso lo stesso datore di lavoro. Lโ€™esecutivo del premier Kyriakos Mฤซtsotakฤซs sostiene che si tratti di unโ€™opzione volontaria che consentirebbe, per chi lo desidera, di โ€œaccorpareโ€ ore supplementari nello stesso impiego (anzichรฉ avere un secondo lavoro), con un aumento della retribuzione che puรฒ raggiungere il 40 per cento. Al contempo, la normativa comprende una modifica del mercato del lavoro che include lโ€™estensione della possibilitร  di contratti a termine, strumenti digitali di assunzione e la facoltร  โ€“ in settori a forte stagionalitร  โ€“ di distribuire diversamente ferie o turnazioni.
Ad Atene, il dibattito รจ stato, non cโ€™รจ bisogno di dirlo, acceso e polarizzato. Le organizzazioni sindacali hanno indetto due scioperi generali in questo mese di ottobre contro il provvedimento, considerato da molti come una minaccia al regime europeo delle otto ore giornaliere e del corretto equilibrio lavoro-vita. Si รจ detto che la โ€œvolontarietร โ€ sia sostanzialmente illusoria in un mercato caratterizzato da elevata precarietร , salari bassi e forte asimmetria contrattuale, soprattutto per i piรน giovani. Il governo ha replicato sottolineando le emergenze strutturali alle quali era necessario dare risposta: il declino demografico, la fuga di giovani allโ€™estero, i settori come il turismo e i servizi che faticano a reperire manodopera, lโ€™elevata presenza di lavoro sommerso. In ogni caso resta forte il timore che nella pratica le condizioni di volontarietร  e protezione possano venire compromesse, specialmente in un contesto in cui le tutele per i dipendenti risultano deboli. In realtร , la vera domanda, e non nuova, non riguarda quante ore servano per assicurare crescita a una nazione, ma quale tipo di crescita vogliamo. In unโ€™era in cui la tecnologia potrebbe restituirci tempo e libertร , restiamo ancorati allโ€™idea di misurare lโ€™impegno โ€“ e di immaginare il risultato โ€“ in termini di cartellino da timbrare allโ€™inizio e alla fine di un lungo turno. Continuo a pensare che il lavoro debba occupare una porzione rilevante della nostra giornata. Credo perรฒ sia un errore non mettere dei limiti e, soprattutto, non cercare di costruire unโ€™economia e una societร  equilibrate, nelle quali ciascuno sia incentivato a trovare unโ€™occupazione confacente e degnamente retribuita, senza perรฒ sacrificare a essa tutta la sua vita.

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