«La scuola è bellissima? Ne dubito». Allora rendiamola tale

Un lettore non condivide il nostro ottimismo sulla situazione del sistema d'istruzione. Che non è perfetto. Ma possiamo migliorarlo, incidendo sulla qualità dell'offerta
December 16, 2025
«La scuola è bellissima? Ne dubito». Allora rendiamola tale
Studenti all'Università La Sapienza di Roma /Siciliani
Caro Avvenire, sul giornale si parla spesso di scuola e di educazione. Nonostante questo, langue il serio dibattito pubblico che a mio avviso questi ambiti meriterebbero. Insegno Filosofia e Storia da oltre 20 anni e non credo proprio che si possa seguire Andrea Lavazza quando scrive che potremmo dire con convinzione: «La scuola è bellissima». Sicuramente esistono ancora alcuni maestri e qualche “oasi educativa”. Ma le storture sono così evidenti da farmi porre la domanda: perché non se ne parla ogni giorno sulle prime pagine dei quotidiani? La burocrazia fuori controllo, l’orientamento dopo la scuola media e la valutazione dei docenti sarebbero le questioni più urgenti da trattare (e magari risolvere). Altro che Intelligenza artificiale…
Leonardo Eva
Firenze
Caro professor Eva, volentieri riprendo il discorso sul sistema d’istruzione italiano. Ho usato l’espressione «la scuola è bellissima» non per descrivere una situazione generale, che ovviamente sarà caratterizzata da numerosi difetti e mancanze, bensì per l’auspicio che il ruolo dell’educazione strutturata sia apprezzato e valorizzato come merita. Non è raro trovare insegnanti delusi o frustrati da adempimenti burocratici che sottraggono tempo prezioso alla didattica o da una valutazione dei docenti che risulta discontinua, indiretta e molto controversa, in quanto non organizzata in modo uniforme. “Avvenire” è da molti anni un punto di riferimento nel dibattito sulla scuola: non si sottrae dall’evidenziare e criticare ciò che non funziona, così come mette in luce il molto di positivo che si può riscontrare. Detto questo, caro Eva, mi pare che siamo d’accordo su un punto. Non c’è abbastanza considerazione per quello che accade ogni giorno nelle decine di migliaia di aule da Nord a Sud del Paese. Non si tratta di fare titoli di prima pagina, i quali di necessità riflettono notizie estremamente cattive o particolarmente buone (come nella natura dei media). Si deve invece costruire una cultura dell’attenzione e del rispetto per la scuola, a partire dalle famiglie che dovrebbero essere parte attiva e collaborativa del processo educativo, mentre spesso sono disinteressate se non oppositive.
Quando si gestisce una macchina così grande e ramificata qual è quella educativa di uno Stato con 60 milioni di abitanti, le riforme radicali sono spesso rischiose oppure destinate a un’applicazione frammentaria e danno frutti solo nel lungo periodo. Intervenire con intelligenza laddove si possono fare rammendi significativi ha forse più senso se si vogliono vedere risultati più rapidi. Discutere di Intelligenza artificiale, che lei evoca come elemento di distrazione da problemi più urgenti, potrebbe essere una risorsa se la sua introduzione fosse non solo regolata per gli studenti ma incentivata per la gestione delle incombenze che gravano sugli insegnanti. Anche in questo caso la mia impressione è che dovrebbe essere sfruttata e ampliata l’autonomia, affinché i responsabili degli istituti possano procedere in maniera spedita in ambiti che non riguardano direttamente la didattica, eppure hanno rilievo sulla qualità complessiva dell’offerta scolastica.
Insomma, un cammino non privo di ostacoli che però, come tutti i docenti sanno, ha l’opportunità di diventare fonte di soddisfazioni uniche. Le storie di ragazzi e docenti che Marco Erba racconta su “Avvenire” sono esemplari in questo senso. Andrebbero moltiplicate grazie proprio all’idea che la scuola può essere bellissima. Me la passi in questa forma, caro professor Eva. Con un augurio di Buon Natale a tutti coloro che provano ogni giorno a rendere quella possibilità un fatto concreto.

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