Vadim Dzjuba ha sfidato la censura nel cuore di Mosca. «C'è una Russia che resiste»

Il giovane attore russo nella sala del Santo Salvatore si è rivolto agli spettatori, facendo memoria di prigionieri politici e intellettuali vittime della repressione, di ieri e di oggi. «Sono rimasto sorpreso: il pubblico mi ha applaudito»
February 5, 2026
Vadim Dzjuba ha sfidato la censura nel cuore di Mosca. «C'è una Russia che resiste»
Il discorso di Vadim Dzjuba
Vadim Dzjuba è un giovane attore russo. Alla fine di novembre a Mosca, nella sala del Santo Salvatore, in occasione delle celebrazioni del poeta Sergej Esenin, si è rivolto al pubblico con un discorso che dalla memoria dei grandi poeti russi vittime della repressione staliniana è passato direttamente a parlare dei poeti e artisti che anche oggi sono perseguitati. Alcuni di loro per aver condannato la guerra sono in carcere, altri hanno perso la vita, come il pianista Pavel Kushmir. Vadim ha postato il video con il discorso a novembre ma è rimbalzato da un account all’altro dei media indipendenti solo in questi giorni.
Quella di Vadim è la punta dell’iceberg di un’altra Russia che esiste e si mobilita nella penombra, scrivendo lettere, raccogliendo aiuti e sostenendo le spese legali dei prigionieri politici così come aiutare i profughi ucraini. Un mondo consistente fatto di quel soft power di cui non si parla in Occidente. Una testimonianza su quello che accade all’interno del Paese. Avvenire lo ha raggiunto e intervistato.
Il suo discorso è stato straordinario soprattutto per la sede e in pubblico dove l’ha tenuto. Perché l’ha fatto?
Seguo quello che succede ai prigionieri politici. Mi aveva molto colpito il caso di Aleksej Moskalev arrestato perché la figlia Masha aveva fatto un disegno contro la guerra a scuola. Ora è tornato libero ma le persecuzioni non sono finite. Così come il caso di Alexandra Skochilenko. Soprattutto mi preoccupano le vicende come quelle delle mie colleghe come Evgenia Berkovitch e Svetlana Petrijchuk, la situazione disperata della giornalista Maria Ponomarenko che ha già tentato di togliersi la vita in carcere. Mi dispiace che nella fretta ho dimenticato di citare il caso del sassofonista Andrej Shabanov che versa in condizioni di salute pesanti come, anche il consigliere municipale Aleksej Gorinov. Ho ricordato il caso della pediatra Nadezhda Buljanova, dell’ingegnere Barishnikov. Non posso non fare qualcosa anche io.
Che reazione ha avuto?
Sono rimasto sorpreso: il pubblico non solo non ha fischiato o protestato, ma quando ho cominciato a elencare i nomi dei prigionieri ha applaudito, mi ha supportato. Vorrei precisare qualcosa di molto importante per me: nessuno degli artisti presenti sul palco, così come il manager dello spettacolo e il direttore della sala, sapevano che avrei fatto quel discorso. Perciò non hanno alcuna responsabilità per quello che ho fatto.
Cosa la sorprende?
Mi sorprende l’attenzione che ha richiamato questo mio gesto. Mi ha colpito che il marito della Petrijchuk mi ha contattato per ringraziarmi. Il discorso è avvenuto alla fine di novembre ma da ieri sera quando i media si sono accorti del discorso che avevo pubblicato sui social ho ricevuto un numero incredibile di like e repost. Ho ricevuto tanti commenti di sostegno anche da persone da cui non me lo aspettavo. Personalità importanti.
Cosa è successo dopo la sua performance?
Il discorso non è stato un’improvvisazione. Lo avevo preparato con cura. Forse dal video si nota anche che ho parlato velocissimo nella speranza di non essere interrotto e riuscire a dire tutto quello che volevo. La serata era dedicata a Sergej Esenin, il nostro grande e immortale poeta. Sono legato a lui sin da quando lo studiavo ai tempi della scuola. I suoi versi mi hanno portato direttamente al richiamo del senso di misericordia. Ricordo che quella sera avvenne qualcosa di incredibile. Mentre uscivo dal teatro e andavo verso casa, nelle strade di Mosca scese una fittissima nebbia. È stato come se la natura avesse deciso di proteggermi. Una sensazione che mi rimarrà impressa per sempre.

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