Sui diritti umani il mondo ha fatto un balzo indietro di 40 anni
Il rapporto di Humans Right Watch accusa Trump di avere minato alla base i pilastri della democrazia americana e dell’ordine globale. Il rimedio? «Una nuova alleanza democratica»

La democrazia nel mondo ha fatto un salto indietro fino al 1985 grazie soprattutto a Donald Trump. Secondo il rapporto mondiale di Human Rights Watch, riferito all’anno scorso e diramato ieri, è bastato un anno di presidenza del tycoon per riportare indietro di 40 anni le lancette del sistema globale dei diritti umani. Un record. «Il 2025 - sostiene il rapporto - può essere visto come un anno di svolta. In soli 12 mesi, l'amministrazione Trump ha portato avanti un vasto assalto ai pilastri chiave della democrazia statunitense e dell'ordine globale basato sulle regole». Un attacco a 360 gradi, che va dalle politiche anti migranti negli Usa alla chiusura di Usaid, l’ente di cooperazione, decimando così gli aiuti ai campi profughi Onu come agli ospedali missionari africani, colpendo soprattutto donne, anziani e bambini. Il tutto accompagnato da una politica estera filo autocratica. Secondo l’autorevole Ong- che ha sede a New York con ricercatori in oltre 100 Stati - Trump e la sua amministrazione hanno condotto una “pressione incessante” sul diritto internazionale umanitario, già minato da Cina e Russia, ritirando gli Usa dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e pianificando di lasciare 66 organizzazioni e programmi internazionali, tra cui i forum chiave per i negoziati sul clima. Insomma, Human Rights Watch certifica che siamo in quella che gli esperti definiscono “recessione democratica”.
«La democrazia è ora tornata ai livelli del 1985 - scrive il neo direttore dell’Ong Philippe Bolobion - con il 72% della popolazione mondiale che vive sotto una autocrazia. Russia e Cina oggi sono meno libere di 20 anni fa. E così gli Stati Uniti». Al durissimo giudizio segue l’elenco delle azioni messe in atto dell'amministrazione Trump in particolare contro i migranti. Facendo leva su quelli che per Human Rights Watch sono stereotipi razzisti per dipingere intere popolazioni come indesiderabili negli Stati Uniti, l'amministrazione Trump ha adottato politiche e retoriche che «si allineano con l'ideologia nazionalista bianca». Immigrati e richiedenti asilo sono stati sottoposti negli Usa a condizioni “disumane” e a trattamenti degradanti. Quanto alla famigerata polizia anti immigrazione Ice, il report sottolinea che «agenti mascherati hanno preso di mira persone di colore, usando forza eccessiva, terrorizzando le comunità, arrestando ingiustamente decine di cittadini e, più recentemente, uccidendo ingiustificatamente due persone a Minneapolis». Senza tralasciare il ricorso di Washington a una legge del 1798 per inviare centinaia di migranti venezuelani in una famigerata prigione in Salvador, dove sono stati torturati e abusati sessualmente. Quanto all’amicizia di Trump e della sua amministrazione Maga con gli autocrati, il rapporto cita l’esempio dell’Ucraina, dove gli sforzi dell’aspirante Nobel per la pace hanno costantemente minimizzato la responsabilità della Russia nel conflitto e le gravi violazioni del diritto internazionale compiute dalle sue truppe. «Piuttosto che applicare una pressione significativa su Putin per porre fine a questi crimini - sostiene il report - Trump ha pubblicamente rimproverato il presidente ucraino Zelensky in Tv, ha richiesto un accordo minerario da sfruttatore, ha fatto pressioni sulle autorità ucraine per cedere vaste aree di territorio e ha proposto un “pieno perdono” per i crimini di guerra».
Altro esempio è il Sudan, paese con la più grave crisi umanitaria globale dove si combatte ormai da mille giorni. Il rapporto sottolinea che, mentre 20 anni fa il governo degli Stati Uniti e la società civile furono determinanti nel mobilitare una risposta al genocidio in Darfur, nel Sudan occidentale sotto Trump, i due contendenti godono di relativa impunità. In particolare le Forze di supporto rapido (Rsf), emerse dalle milizie che avevano condotto la precedente campagna di pulizia etnica in Darfur e che stanno commettendo omicidi e stupri su larga scala. Perché il silenzio Usa? La milizia sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti, un alleato di lunga data degli Stati Uniti e che di recente ha concluso accordi da diversi miliardi di dollari con Trump. Molto spazio viene dedicato al ruolo americano nel conflitto tra israeliani e palestinesi. Una parte del report, quella su Israele, accompagnata da polemiche. Infatti Omar Shakir, direttore per Israele e Palestina e la ricercatrice Milena Ansari si sono dimessi per protesta dopo che l’organizzazione ha bloccato il capitolo che, a loro dire, definiva la negazione del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi da parte di Israele “crimine contro l’umanità””. Il rapporto comunque accusa le forze armate israeliane di aver commesso «atti di genocidio, pulizia etnica e crimini contro l’umanità uccidendo oltre 70.000 persone dall’attacco israeliano guidato da Hamas dell’ottobre 2023 e sfollando la maggior parte della popolazione di Gaza. Crimini accolti con una condanna globale disomogenea e con azioni assolutamente insufficienti». Mentre Trump, per l’Ong «ha continuato una politica statunitense di lungo corso di supporto quasi incondizionato a Israele» E il suo piano di creare la riviera di Gaza viene definito “pulizia etnica”. Come si può rispondere a Trump? Secondo Human rights watch con una nuova alleanza globale delle democrazie rispettose dei diritti per sostenere i diritti umani internazionali all'interno di un ordine basato sulle regole. L’unità potrebbe generare “una potente forza politica e un blocco economico significativo”. Cardine di questa coalizione sarà, però, l’impegno strategico della società civile perché contrastare l'ondata autoritaria e difendere i diritti umani e le istituzioni multilaterali è diventata una sfida generazionale.
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