World medical association«Fronte contrario all'eutanasia in tutto il mondo»
giovedì 31 ottobre 2019
GraziellaMelina
Sul fine vita i medici fanno fronte comune a livello mondiale. Il nuovo no a eutanasia e suicidio assistito appena espresso dalla World Medical Association (Wma), che rappresenta associazioni sanitarie di 114 Paesi, conferma la posizione dei medici italiani e il Codice deontologico. «Il punto qualificante della risoluzione Wma – spiega Massimo Antonelli, direttore del Centro di Ateneo di Bioetica e Scienze della Vita dell'Università Cattolica di Roma e a capo del dipartimento di Scienze dell'emergenza anestesiologiche e della rianimazione della Fondazione Policlinico Gemelli – è il forte pronunciamento sui princìpi dell'etica e del massimo rispetto per la vita umana. Nessun medico può in alcun modo essere costretto a partecipare al procedimento eutanasico o al suicidio assistito, né dovrebbe essere posto alcun obbligo di decisione da parte sua in tal senso».
Una posizione che si fonda sulla distinzione, ancora non sempre molto chiara, tra «eutanasia, che è un gesto attivo del medico che deliberatamente somministra un farmaco o una sostanza letale per causare la morte del paziente», suicidio assistito, che si attua quando il medico su richiesta del paziente «prescrive farmaci o fornisce sostanze che abbiano l'intento di provocare la morte», e la sospensione o non inizio delle terapie, «per evitare cure futili, pur essendo consapevoli che questo può portare alla morte». Situazioni diverse, troppo spesso però semplificate e strumentalizzate. «L'aspetto più preoccupante – ribadisce Antonelli – è il modo con cui vengono esplicitate presso l'opinione pubblica: a volte infatti si crea confusione tra eutanasia e sospensione di cure sproporzionate. Per molti questi concetti rimangono astratti, non confrontandosi con la sofferenza dei casi reali al letto del malato». Purtroppo sovente viene ignorata l'esistenza del diritto alle cure palliative. «In realtà, quando il malato non ha obiettive opportunità di recupero e le terapie servono solo a dilazionare una fine inevitabile – prosegue Antonelli – abbiamo il dovere di alleviare la sofferenza fino agli ultimi momenti della vita, mai interrompendo l'alleanza terapeutica con il paziente, che rappresenta la nostra stella polare. Noi medici siamo contro l'eutanasia e il suicidio assistito. Come indica il nostro Codice deontologico, il nostro compito è curare, non dare la morte».
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