mercoledì 20 giugno 2012
Le vite son così. Piene belle e anche finite. Così finite che qualcuno nemmeno si accorge di cominciarla, la sua.Un combattere ogni minuto. A testa bassa, senza chiedere e chiedersi, né guardare intorno, né sognare un giardino da visitare, in un giorno di festa.Ci son vite che non hanno le feste.E allora c'è chi dice che è un imbroglio. Non vale. Non vuole. Non vede non sente non parla. Non ride. Non fa volare i bambini. Non ci accompagna. Non li accompagna. Non ama. Non ama.Certo, quasi mai son quelli giusti a chiamare la vita un male. Sono quelli che hanno case e bocche piene e anche giardini. A non saper vedere il loro bene.E a dirlo in tanti e sempre, alla fine ci si crede, che la vita è una malattia fatale.Poi arrivano da ogni parte, dall'acqua e dal deserto, a mescolarci, portano vite che vogliono esserci, nella nudità del loro bisogno, assolute come le nostre, ma loro lo sanno, e ci fanno la grazia di afferrarci sull'orrido del nostro precipitare, e ci fanno anche un po' vergognare.E con il loro piccolo dare quel che appena appena hanno potuto avere, solo a saperlo accettare, noi, ci restituiscono il pane quotidiano del nostro abitare, e anche il vino della festa e tante ceste di inattesi avanzi potremo raccogliere e ancora donare.
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