Vino e politicaÈ tempo di vendemmia ma del testo unico nessuna traccia
mercoledì 8 agosto 2018
Come ogni anno a inizio agosto arrivano le indiscrezioni sulla vendemmia. La cautela è d'obbligo, ma certo, non essendo di fronte alle condizioni iper siccitose dello scorso anno, che hanno falciato le produzioni, a oggi la stima è di almeno 5 milioni di ettolitri in più rispetto al 2017. Ma ciò che conta è la qualità, che si perfezionerà coi mesi di agosto e settembre. Detto questo, è stato illuminante venerdì sera, alla vigilia di una mia intervista pubblica al ministro per le Politiche Agricole Gian Marco Centinaio a Capriata d'Orba, sentire il parere di Angelo Gaja, uno dei più importanti produttori di vino del mondo, circa le urgenze per l'intero settore. E qui arriva la prima sorpresa: «Il testo unico del vino italiano è il più urgente». Ma come, non era stato annunciato come una rivoluzione dal precedente Governo? «Sì, certo – dice Gaja – ma mancano i decreti attuativi che sono ancora da approvare». Rilancio la palla al ministro e la risposta è lapidaria: «È uno dei tanti problemi irrisolti: ci vorranno 40 settimane di lavoro per approvare tutto quanto è stato annunciato, non solo nel vino». Nel frattempo, leggendo ben 12 quotidiani ogni giorno, scopro che m'era sfuggito che il 4 agosto era la Notte Bianca del Cibo Italiano, apice del progetto annunciato dell'Anno del Cibo Italiano. «L'ho scoperto anch'io come lei – mi risponde il ministro – e quando sono arrivato ho anche preso atto che non era stato stanziato nulla, in termini di risorse, per il proclamato anno». E la legge salva-suolo? Nel cassetto anche quella. Ora, non è mai corretto sparare sulla croce rossa, ma lo sconcerto di fronte a queste sorprese non si può nascondere. Il mondo del vino in Italia rappresenta 25.000 aziende produttrici, spesso soffocate da una burocrazia che non scioglie i suoi lacci. Dietro a quelle aziende ci sono speranze, famiglie, giovani, che chiedono solo di poter lavorare. Invece scoprono che la politica non è mai cambiata: promesse, proclami, articoli di giornale, ma in concreto solo un bolla di sapone. Per scoprire quanto in Italia nulla sia così stabile come il provvisorio. Ora, il Governo in carica sta caricando il Paese di aspettative, soprattutto sul fronte della discontinuità. Ma se agli annunci non seguiranno i fatti, si rischia di diagnosticare una malattia endemica della politica. In un'azienda qualsiasi, se un funzionario si accolla una responsabilità che poi non si assume, viene in qualche modo punito. In politica l'unica arma è il voto, ma nel frattempo il Paese perde competitività. E proprio sul fronte del vino urge un'altra risposta: autorizzare le Regioni all'impiego di nuove varietà di uva, per contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici. Riusciremo a cogliere la palla al balzo di un'emergenza acclarata?
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