Varietà in pagina: tra speranza e insensatezze che fanno ridere
sabato 11 gennaio 2020
Lupus "plurale". Qui (9/1, p. 21) «Imparare a sperare secondo Bloch». Simone Paliaga sul filosofo tedesco Ernst Bloch e il suo «Principio speranza» che presentò come nucleo di tutta la realtà vissuta dall'uomo proprio la speranza nel suo senso globale, e in qualche modo aprì la strada a quella che poi da noi è stata chiamata «Teologia della speranza», da Jürgen Moltmann ad altri.
Leggo e ricordo che nel 1973 in "Cristo speranza delle speranze umane" (ed. San Paolo) dedicavo una ventina di pagine a questo pensatore in realtà ai suoi tempi scomodo per tutti. Capita dunque che talora i conti tornino, in positivo. Non direi lo stesso leggendo ieri ("La Verità", p.11) uno strillo superbo con questo titolo: «A un cattolico non serve diventare l'avvocato d'ufficio del Pontefice»! Firma femminile e tono indignato che supplisce alla mancanza di argomenti. Leggi e ti chiedi se più sensato possa essere l'inverso: può servire «a un cattolico» diventare l'accusatore seriale irremovibile del Pontefice?
Il buon senso direbbe che no, e qui a chi scrive viene in mente una terribile parola di padre Virginio Rotondi per chi «tocca il Papa» in modo ostile. Ostilità preconcetta! A proposito proprio nel genere di ostilità alla Chiesa di oggi capita che nel giorno della Befana un altro accusatore seriale di papa Francesco pubblichi una lettera definita da lui testualmente «ex abundantiam (Sic!) cordis».
Nella calza, carbone! Evidente l'errore latino: accusativo al posto dell'ablativo. A te viene in mente la celebre esclamazione di Totò: «Ad abundandum!». Ma lui sapeva che doveva far ridere. Questa autocoscienza oggi manca a molti, e certo a chi ("Left" in edicola, pp. 14 e ss.) istruisce il lettore su «Come e perché farla finita con il Concordato»! Con appendice immediata: «Come farla finita con i fascisti del terzo millennio». Ovvio: ad abundandum!
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