Una pizza di periferia al sapore di speranza
mercoledì 8 gennaio 2020
Che ne sarà del 2020? Il quesito ci investe davanti agli equilibri internazionali vacillanti e ai cambiamenti climatici che prospettano un avvenire con tante incognite. Si legge ad esempio che il futuro dello sci sarà sopra i 1.800 metri di altezza, ma nel medesimo tempo si parla di rischi per la salute perché a quelle altezze non tutti possono sottoporsi a sforzi. Contraddizioni come la rincorsa ad aprire nuovi locali a Milano: l'ultima è del famoso Cipriani, che da Venezia si somma alle aperture già realizzate dai più celebrati chef provenienti dal resto d'Italia. Ma non c'è il rischio saturazione in questa piazza così ridondante di attrazioni locali di ogni forma e genere? Intanto la provincia viene lasciata sola e un negozio di paese che chiude diventa notizia da prima pagina. L'evoluzione della concentrazione abitativa avanza come i cambiamenti climatici: tutti lo rilevano, ma nessuno fa progetti per cercare di mantenere l'equilibrio. Il 3 gennaio sono stato a Villadossola per incontrare una coppia, Alessandro e Paola, che hanno aperto una pizzeria. Volevo conoscerli per capire le ragioni per cui due giovani investono in un luogo che non ha i medesimi flussi di clientela di altre parti. E mi si è aperto un mondo: si può continuare a vivere nella propria terra se si supera il complesso di inferiorità con la grande città. Per cui a Villadossola puoi assaggiare una pizza gourmet (qui la chiamano "contemporanea") che è unica, perché gli ingredienti del topping sono quelli del chilometro ravvicinato. Ma che notizia è una nuova pizzeria che apre? È una speranza travolgente, se pensiamo che l'ottimo caseificio di Cosasca ha trovato uno sbocco per i suoi prodotti, mentre gli agricoltori che hanno riscoperto l'ecotipo di nebbiolo della valle, il Prunent, possono ricevere considerazione da Alessandro, 42 anni, con mente a cuore radicati qui. La scintilla per lui fu un pizzaiolo napoletano che utilizzava farine particolari e che aprì un locale in Valle Antrona: c'era la fila per andare a mangiare da lui. A questo si sono aggiunte una passione indomita, una curiosità che prima hanno spinto Alessandro a dedicare il tempo libero al mondo dei lievitati e poi lo hanno convinto a lasciare i mestieri precedenti per aprire a luglio, insieme al cugino che aveva fatto il medesimo percorso di qualità col gelato, il locale "Tu Amarena". Risultato: dopo sei mesi è già al sold out ogni sera... Una diversa prospettiva, dunque, dall'affollamento nella grande città, che vuole incidere nel racconto di un territorio glorioso come l'Ossola, dove la ragazza che produce le ceramiche locali è in rete con Alessandro, che nel frattempo ha aperto anche una caffetteria "Tu" a Domodossola. Ora, ci sarà qualche amministratore pubblico di vario ordine e grado che si accorge di qualcosa che si chiama sviluppo? E dunque che farà per questi giovani che hanno scelto la provincia ben sapendo che anche in città avrebbero potuto misurarsi?
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