Tradizionalisti in cerca di seguaci. Minare l’unità sempre un errore
martedì 21 novembre 2023

Caro Avvenire,
scrivo per porre l’attenzione su un fatto a mio avviso molto grave, che attenta subdolamente all’unità della Chiesa. Nella cassetta della posta ho trovato un plico della rivista “Tradizione Famiglia Proprietà”, con relativa lettera e fascicolo recante articoli che gettano discredito esplicito sul Sinodo, mettendo in discussione il magistero del Santo Padre.
Don Carmine Fischetti

Gentile don Carmine,
La rivista che le sollecita adesione è l’organo di una associazione tradizionalista fondata in Brasile dall’intellettuale e attivista Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995). Non mi dilungo su di lui ma ricordo solo - a beneficio di una riflessione più ampia - che fu un cattolico appassionato, definì il Concilio Vaticano II un «momento tristissimo della storia» e nel suo testamento spirituale scrisse di avere vissuto «fin dai miei primi giorni, e di morire, come spero, nella Santa Chiesa, alla quale ho votato, voto e spero di votare fino all’ultimo anelito tutto il mio amore». Politicamente ultraconservatore e anti-moderno, il suo movimento nel 1985 è stato condannato dai vescovi brasiliani, per esoterismo, fanatismo e culto del capo.
Come si può vedere, elementi fortemente contraddittori che denotano un percorso e un esito non rari nella storia millenaria del cattolicesimo. Quando prevalgono l’interpretazione personale e la convinzione inscalfibile di capire meglio degli altri, anche in buona fede, si finisce sempre con il minare l’unità cui Gesù nel Vangelo ha vincolato i credenti. Non a caso, alla morte dell’iniziatore, “Tradizione, Famiglia, Proprietà” ha visto una lite tra eredi sul carisma e ha subito una scissione.
Certo, in astratto, ci possono essere situazioni nelle quali, in retta coscienza, è lecito dissentire e manifestare il proprio punto di vista. Ma se ciò sfocia nella delegittimazione dell’autorità della Chiesa e della sua guida il risultato è comunque negativo. Gli scismi, dolorose ferite, sono nati spesso così.
D’altra parte, lo stesso Francesco ha più volte detto in colloqui con giornalisti che non teme eventuali fratture di componenti della comunità ecclesiale che contestano con virulenza il suo magistero, per esempio negli Stati Uniti. Ed è stato sempre il Papa in questi anni a sottolineare come la discussione anche critica sia la benvenuta nella Chiesa. Il percorso sinodale - lungo, complesso e a volte non così trasparente a tanti di noi ormai male abituati a semplificazioni e divisioni in stile social media - serve anche a metabolizzare diversità di vedute e mantenerle nell’alveo di una storia straordinariamente ricca e variegata com’è quella del cristianesimo. Il cambiamento può avvenire, molto meglio se senza rotture.
Ci sono sociologi della religione che attribuiscono alla “competizione” tra credi e interpretazioni la vitalità della fede in alcune parti del mondo. Se pure è così, non penso che l’osservazione vada tradotta in un auspicio. Che è invece quello di una fratellanza di tutti i cattolici in cui vi sia spazio per la correzione fraterna, ma non per l’ostinata volontà di raddrizzare tutti tranne se stessi.

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