Tra soddisfazione e rammarico: scienza e fede, storia e santità
martedì 7 gennaio 2020
Sul “Sole 24Ore” (5/1, p. 17) testo intitolato «Il Cristianesimo illuminato da Newton». Massimo Bucciantini racconta che «gli interessi del grande scienziato» si allargavano anche «sulla teologia naturale, sulla cronologia biblica, sulla profezia e sulla storia della Chiesa». Newton cristiano credente, e anche come tale «tecnicamente e metodologicamente scrupoloso quanto in qualunque altra sua indagine nel campo delle scienze naturali». Lavorava in campo scientifico, ma diceva senza esitazione anche ai suoi colleghi che era «impegnato in ricerche anche alchemiche e religiose» e custodiva «gelosamente i suoi scritti teologici». Leggi e nel titolo ti parrebbe meglio “di” al posto di “da”: Newton illuminato “dal” Cristianesimo, e non l'opposto. La “luce” della fede era già tanta ai tempi di Newton, che pare ovvio conoscesse anche scritti di Galilei che liberava la professione di fede da teorie che confondevano fede e scienza in alternativa senza mediazioni. Galileo rivendicava la natura religiosa della rivelazione, la cui veritas è salutaris, cioè salvifica, come da sempre dicevano, “illuminati” anch'essi, testi dei grandi padri della Chiesa e dottori come Tommaso d'Aquino. Sorpresa piacevole. Meno piacevole su “Libero” (5/1, p. 15: «La fabbrica dei Santi di Papa Francesco») l'annuncio che «Bergoglio ha fatto 898 canonizzazioni, più di tutti i Pontefici degli ultimi 421 anni» e ha «superato il record di Giovanni Paolo II». Vista la fonte, di solito molto ostile, titolo e sommarietti più che annunciare paiono denunciare, e non si capisce se anche dal punto di vista di “Libero” sia merito o un'altra colpevole eccentricità di cui su quelle pagine ogni giorno viene accusato papa Francesco. Sorprende infine che nell'ampio articolo non si faccia il minimo cenno alla grande riforma di papa Benedetto XIV in materia di Santità, vigente fino ad oggi da quasi 3 secoli.
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