domenica 21 gennaio 2007
Certi di esser moderni, colti, abilitati a pensare per tutti, ma coevi, e sordi, del vecchio Tertulliano. «Non succeda - così lui 1800 anni fa - che la fede sia rifiutata da chi la ignora». Già. Umberto Galimberti, fama di guru pensatore del Millennio - questo, però - espressione ubiqua di profonda riflessione, venerdì su "Repubblica-Cultura" (p. 55) pezzo epocale e titolo universale: «L'ansia di sapere chi siamo davvero». Tesi: l'uomo di oggi non sa più nulla di sé, si sente senza senso e senza meta, oppresso dalla tecnica che tutto doma - «pandamàtor», direbbero i greci - e allora si rifugia infantilmente, immaturamente, irrazionalmente nella religione. Ecco spiegato "il ritorno di Dio", come l'hanno chiamato i sociologi! Ciò vale per il gregge che crede agli «uomini di fede, che promettono un senso al di là della terra». L'Umberto - che chiama accanto a sé anche l'ignaro Eugenio Scalfari - no: «È su questa terra che, sia io sia Scalfari, vorremmo trovare tracce di sensatezza"» Che dire? Qui non discuto il diritto del duo, e di chiunque vuol farlo suo, di rifiutare la fede. Ma forse vale la pena di chiedersi seriamente se è vero che la fede cristiana «promette un senso (solo) al di là della terra». Tutta la Bibbia dice il contrario: dalla Terra promessa alla Pentecoste, dall'Incarnazione alla Resurrezione, al comando di cambiare questa terra con l'amore per la pace e la giustizia. Alienato e alienante Gesù di Nazareth? Alienati e alienanti 2000 anni di Santi che sarebbero imbrogliati e imbroglioni? Prima di rifiutare la fede - è libertà - non è il caso di conoscerla? Viva Tertulliano!
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