Studiano, saltano e corrono figli d'Italia, non tutti italiani
sabato 25 giugno 2022
Chi l'avrebbe mai detto? «È cittadino chi ha studiato qui. Sei italiani su dieci per lo ius scholae» è il titolo della "Repubblica" (24/6) al sondaggio YouTrend. Chi l'avrebbe detto? Noi di "Avvenire" ad esempio, che lo diciamo e lo dicemmo, e adesso lo ribadisce pure Chiara Saraceno ("Repubblica", 24/6) che così conclude il suo commento: «Non solo è una questione di civiltà da troppo tempo rimandata, ma il loro (di tutti i partiti, ndr) elettorato è largamente favorevole. Non ci vuole neppure troppo coraggio». Eppure li vediamo bene di tutti i colori, i nostri figli d'Italia. Poi c'è chi ha la fortuna di avere babbo italiano, già saltatore in alto, e mamma senegalese, già velocista, per essere Mattia, 17 anni: «Salta in alto e in lungo, il talento raro di Furlani» è il titolo al servizio di Marco Bonarrigo sul "Corriere" (24/6). Mattia salta in alto e in lungo, è il migliore under 18 al mondo, ma è anche velocista e gli manca solo il lancio del peso per essere "atleta totale", in una sfrenata allegria così estranea ai campioncini costruiti in laboratorio. Vai, Mattia, divertiti e saremo felici tutti. Magari spendi una parola per i tuoi coetanei che, da sempre in Italia, italiani ancora non sono. Giovani italiani "fannulloni", come la ragazza del napoletano si è sentita dire quando ha rifiutato uno stipendio di 280 euro mensili, dieci ore di lavoro per sei giorni alla settimana (su tutti i giornali), notizia che fa da contraltare a quella di chi al posto fisso può rinunciare nel nome di un più vasto benessere. "Repubblica" (23/6): «Grandi dimissioni all'italiana. Altri 300mila via dal lavoro ma senza cambiare vita», con il servizio di Valentina Conte affiancato da quattro storie tutte al femminile. Intanto, il premio "umorismo involontario" va al "Giornale" (23/6): «Siccità, governo in campo ma niente fondi a pioggia». O forse era volontario?
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