Questa enciclica tra Nazaret e Pentecoste
venerdì 27 gennaio 2006
"Deus Caritas est". Oggi l'enciclica: non come l'hanno vista altri, ma in piena opinabilità come la vede Malpelo. Al centro di tutto il n.10. Il Papa descrive «l'essenza della fede biblica: sì, esiste una unificazione dell'uomo con Dio - il sogno originario dell'uomo - ma questa unificazione non è" un affondare nell'oceano anonimo del Divino, è unità che crea amore in cui entrambi - Dio e l'uomo - restano se stessi e tuttavia diventano pienamente una cosa sola. "Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito", dice S. Paolo». Un annuncio radicale come a Nazaret, e stessa domanda: "Come è possibile questo?" Con una stessa risposta: Gesù, Dio fatto uomo, Dio con noi. Il Papa lo aveva già detto a braccio, l'8 dicembre: Dio non umilia l'uomo, che anzi per suo dono "diventa divino". È l'essenza della fede e dell'enciclica: l'Amore increato si è donato all'uomo, è divenuto "una cosa sola" con esso e l'uomo divinizzato dall'Amore può riamare Dio e il prossimo in un unico atto d'amore, cioè amando il prossimo come Dio lo ama. È Vangelo: due in uno, Dio e l'uomo. Un solo Spirito: lo Spirito Santo donatoci e divenuto nostro, nel quale gridiamo "Abba, Padre!", e con la forza del quale amiamo i fratelli. Perciò p. es. Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, alla fine della sua vita ha scritto: "la Carità è tutto sulla terra, si ama Dio nella misura in cui la si pratica". E perciò la carità "praticata" è la seconda parte dell'enciclica. Leggendola, altri vedono conseguenze in politica, laicità, diritti umani, ecc. Sì, ma per grazia di Dio, e grazie al Papa "teologo", il centro è l'altro.
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