mercoledì 26 ottobre 2022
Si vive una volta sola. È quel modo di dire che nasconde le scelte per cui talvolta ci è chiesto di rischiare per prendere strade che possono cambiare il corso della vita. Mario Calabresi è uscito ieri con il suo settimo libro dal titolo “Una volta sola” (Mondadori) che raccoglie le storie di chi ha avuto il coraggio di scegliere. Quattordici capitoli densi, che escono dal periodo buio della pandemia, dove c’è la storia di Franco e Adriana, malata di Alzheimer che contrae il Covid, ma solo la vicinanza con lui la rigenera insieme alla musica. E la salva. Questo, fa sottolineare a Mario, per ben quattro volte, che la vita non è solo l’attimo presente, ma la somma dei momenti che ci hanno definiti, dei ricordi che ci portiamo dentro. Nel libro ci sono storie di malattie affrontate senza disperazione e di chi, avendo scelto strade sbagliate, ha poi il coraggio di ritrovarsi. C’è la memoria di chi la visto il lager e di chi è stato maestro ed ha insegnato all’autore di questo libro a coltivare l’imprevisto, perché «non bisognerebbe mai ridurre la quota di mistero». E torna sul chi siamo: «La somma degli amici che abbiamo avuto, degli incontri fatti, dell’educazione ricevuta». Commovente la storia di Limo, un ragazzo albanese che cerca lavoro alle Cinque Terre, nel giorno sbagliato: il 5 ottobre 2020, quando l’Italia chiude e non ci si può muovere. Trova rifugio nel capanno per il ricovero degli attrezzi, con tanto di letto e tavolo, in un vigneto di Vernazza che appartiene a Piero, 89 anni. Quando una mattina l’anziano vignaiolo apre la porta, trova un estraneo che gli chiede scusa. E pensa: «Come faccio a mandarlo via, quando mio papà ha rischiato la pelle per salvare più di cento ebrei durante la guerra?». Limo è rimasto lì e oggi è il più abile costruttore di muretti a secco, che fanno parte della storia agricola della Cinque Terre, contro il rischio di frane. Ora, questa è la storia che forse più rende l’idea di come l’imprevisto diventi opportunità nella misura in cui resta viva la memoria di chi siamo. Un libro da leggere tutto d’un fiato che invita ad «agire, invece che reagire» chiosa l’autore. Per cui l’appello va ai signori dell’opposizione, che sarebbero dei giganti nella misura in cui provassero ad agire, di fronte a un Paese che sembra stanco di quella reattività fine a sé stessa, oggi difficile da capire. E se il ministero dell’Agricoltura porta il nome di “sovranità alimentare”, è ben curioso apprendere che quella sarebbe stata un’idea di Sinistra. Quindi dov’è il problema? © riproduzione riservata
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