mercoledì 18 gennaio 2023
Don Kessy Baltazary è un giovane prete della Tanzania che è stato inviato dal suo vescovo alla scuola enologica di Alba, per imparare a fare il vino e costituire una cantina in quel lontano Paese. Lo ha chiamato sul palco il presidente degli enologi italiani, Riccardo Cotarella, davanti ai 400 colleghi giunti a Napoli per il Simposio annuale, per mostrare come continui a diffondersi la cultura del vino nel mondo. Basterebbe questo per evidenziare la contraddizione di un provvedimento, come quello votato in Irlanda, che metterebbe sulle etichette di vino allarmi di nocività. Il Simposio di Napoli, quasi profetico quando è stato pensato, aveva per titolo “Vino e Salute, tra alimentazione e benessere” ed ha raccolto il parere di esperti a livello internazionale sul valore positivo del vino, se bevuto con moderazione. E, se pensiamo che nel 1622 il medico igienista Francesco Scacchi dedicava al cardinale Ottavio Bandini il suo “De salubri potu dissertatio” (“Del Bere Sano”), a Napoli si è scoperto che sono ben 230.068 le pubblicazioni scientifiche che hanno affrontato il beneficio del bere moderato sull’organismo umano, come già evidenziava san Benedetto che, nella sua Regola, parlava di un’emina di vino al giorno: corrisponde alla misura che ancora oggi i dietologi indicano come ideale per proteggersi da una serie di patologie, in primis cardiovascolari. Lo ha ribadito, dati alla mano, il professor Luc Djoussé, direttore di ricerca del Dipartimento di medicina della Harvard Medical School e così il professor Vincenzo Montemurro che ha citato la funzione antiossidante del resveratrolo. Ma, per il professor Giorgio Calabrese, quando si tratta di vino si deve parlare di alimento liquido che contiene in maggioranza acqua, accanto a polifenoli e ad alcol, ma in misura assai più ridotta rispetto ai superalcolici. Che forse è il problema dell’Irlanda dove, facendo d’ogni erba un fascio, hanno creato un pericoloso precedente nell’Unione Europea. I consumi di bevande alcoliche in quel Paese sono tre volte di più di quelli italiani, ma non è nascondendosi dietro a un’etichetta minacciosa che si risolve un problema che invece richiede educazione, nella direzione appunto della misura. Eppure siamo di fronte a una concezione di Stato che fa la finta balia, pensando così di cancellare ogni imprevisto. E se invece ci convincessimo che il vino è simbolo di libertà? Ossia spartiacque fra rinunce ed eccessi che, a leggere i dettami della Dieta Mediterranea, non servono entrambi alla causa di un’aspettativa di vita lunga a sana. © riproduzione riservata
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