Quando il dialogo evita l'imposizione delle idee
sabato 17 ottobre 2015
Budapest, splendida città sulle due sponde del Danubio, che passa con acqua maestose tra palazzi storici, grandi strade, ponti antichi e nuovi. Di notte tutto prende un aspetto di favola tante sono le luci che ridisegnano le chiese, il parlamento, il castello, i battelli che solcano il fiume. In questa atmosfera piacevole si è svolto lo scorso fine settimana il 53° congresso internazionale della "European Journalist Association- the Comunication Network", organizzazione che unisce giornalisti dei vari Paesi europei interessati all'unificazione del Vecchio continente. Tra i temi affrontati ha avuto grande rilievo il dramma dei migranti che cercano salvezza in Europa. Problema che tutti ormai conosciamo e al quale cerchiamo di rispondere come è possibile, mettendo assieme la pietà con la giustizia, il buon volere con le possibilità finanziarie del Paese che si trova coinvolto. Noi italiani che siamo esposti come un'isola non possiamo dimenticare quante invasioni la storia ci abbia dedicato e come alla fine siamo riusciti a stare assieme vincitori e vinti. Ma i giornalisti a Budapest hanno fatto presente quanto sia difficile avere sempre una libertà di stampa anche sui comportamenti discutibili dei governi degli Stati membri dell'Unione che sembrano preferire di evitare scontri o tensioni tra loro. Frane Maroevic, direttore dell'ufficio del Rappresentante per la libertà dai media dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ha messo in evidenza come gli stessi governi nazionali creano sovente condizioni di autocensura. Questo mentre Seva Erten, ha riportato la difficile situazione della Turchia con una lunga lista di violazioni della libertà di stampa. Un panorama tragico è stato quello presentato sulla situazione della regione mediorientale dove quella primavera araba che ci aveva illuso è scomparsa lasciando il paese in una drammatica situazione umanitaria. L'unione europea e gli stati membri dovrebbero cercare interventi possibili per gestire questo fenomeno che pare irreversibile. Paolo Magagnotti, presidente dell'Associazione dei giornalisti europei chiude i lavori auspicando che i governi nazionali di fronte alla tragedia delle migrazioni rinuncino agli egoismi nazionali e a interessi elettorali e consentano alle istituzioni di lavorare secondo lo spirito di unità e solidarietà che aveva ispirato l'inizio di un processo di unificazione europea. Queste riunioni annuali non sono solo uno scambio di idee, ma un aiuto affinché non si senta solo chi deve sostenere le propria idee in situazioni dove la democrazia e la libertà vivono ancora un'atmosfera incerta.
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