Quando De Gasperi sostenne Chiara Lubich
sabato 25 gennaio 2020
Chiara Lubich che viene ricordata in modo particolare in questi giorni a Trento, la sua città, alla presenza del presidente della Repubblica, vive anche nei miei pensieri per quei pochi incontri che ho avuto con lei. Quello che invece desidero far conoscere è la prima occasione che mio padre, allora presidente del Consiglio, ebbe con quella giovane donna che aveva accanto le prime ragazze che avevano deciso di aiutarla nella sua mirabile impresa. La semplicità con la quale parlava di cercare, con una nuova strada, la pace e la collaborazione tra i popoli del mondo senza per questo pretendere di attirarli alla nostra religione, ma offrendo serenità di giudizi e collaborazione per migliorare la vita del mondo, poteva sembrare allora un sogno impossibile. La volontà, la fede nell'umanità e soprattutto l'instancabile cammino sulle strade del mondo fecero in pochi anni un risultato incredibile. De Gasperi che aveva avuto l'occasione di incontrare il piccolo gruppo d'inizio da qualche tempo, le scriveva il 21 aprile 1951: «Debbo a lei e alle sue associate un ringraziamento per gli affettuosi auguri e per le fraterne preghiere. Il sentirsi uniti sotto la Paternità divina offre un senso di serenità e di fiducia, anche nell'ora della tribolazione. E ora travagliata è questa, in cui l'uomo che ha responsabilità di governo è attanagliato da un feroce dubbio: che si preparino giorni amari per il nostro paese e che noi non siamo preparati ad affrontare la tragedia colla solidarietà e compattezza necessaria. Se non fossi tenuto a partecipare alla responsabilità di quella parte di storia che la Provvidenza deferisce al libero arbitrio degli uomini, me ne starei appartato e rassegnato comunque ai voleri di Dio. Ma per il cristiano che intende la politica come estrinsecazione della sua fede e soprattutto come opera di fraternità sociale e quindi di suprema responsabilità in confronto dei fratelli e del Paese comune, questo angoscioso travaglio diventa un dovere inesorabile. Non voglio turbare con questo l'ardore della vostra vita spirituale che si eleva al di sopra di così tristi temporalità, ma spiegarvi il mio stato d'animo e, nel ringraziarvi del vostro augurio, dirvi quanto mi siano preziose ed utili le preghiere di tanti fratelli e sorelle come voi, e come molti che incontro ovunque nel nostro paese e che sono consapevoli di questa mia preoccupante corresponsabilità. Mi saluti gli amici di Roma e di Fregene e mi creda suo obbligato Alcide De Gasperi». Ebbi il piacere di incontrare per l'ultima volta Chiara Lubich nel suo centro fuori Roma. La gente che l'aspettava le faceva strada e si meravigliò come io, che non appartengo al loro movimento, avessi il suo sorriso e il suo abbraccio. Le donne, gli uomini e le famiglie che lavorano oggi seguendo la sua strada ed il suo grande sogno di un mondo dove tutti si trovino fratelli e figli di Dio, portano avanti questo immenso compito con serenità e dolcezza, con forza e fiducia lavorando senza un attimo di tregua, come aveva loro insegnato la gentile e dolce Chiara Lubich.
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