Per Mancini il solito film senza Rimedio: Io "Balo" da sola
sabato 20 novembre 2021
Non c'è rimedio a questo spirito da sfascismo nazionale. Anzi Rimedio c'è, Alberto Rimedio, bravo telecronista di Rai Sport che secondo i social-ultrà sarebbe tra i “responsabili” della débàcle dell'Italia di Roberto Mancini. Gli azzurri non superano il doppio confronto con Svizzera e Nord Irlanda, e per questi inquinatori dell'etere Rimedio va processato per le sue dirette poco nazionaliste e anche per aver sottolineato i cori contro il portiere svizzero Sommer, al quale il pubblico dell'Olimpico dava della «m....» ad ogni rinvio dal fondo. «Un gesto che noi stigmatizziamo sempre», la frase più incriminata trasmessa in diretta da Rimedio. Inutile, l'italiano “medioman” non amerà mai abbastanza la Nazionale, perché per lui prima viene la squadra di club. Se la Nazionale trionfa, allora tutti pronti a salire sul carro dei vincitori, ma al primo intoppo lo sport preferito dell'italiano non è più il calcio, ma il salto del fosso. La notte senza sangue ma piena di lacrime di Belfast ha smascherato i soliti vizi e le poche virtù nazionali. Gli italiani sono tornati prepotentemente a svolgere la professione che da sempre praticano meglio, quella del commissario tecnico in pectore. In 180 minuti siamo passati dall'osanna sperticato per un Mancini diretto discendente di Vittorio Pozzo ed Enzo Bearzot e Jorginho da Pallone d'Oro, all'«allenatore fallimentare», al pari dei suoi infausti predecessori Cesare Prandelli e del Giampiero Ventura, e all'«oriundo bidone dorato». E vogliamo parlare della squadra campione d'Europa? Dei magnifici azzurri “Oratoriani” nati e cresciuti forti e gentili all'ombra dei campanili, dei ragazzi che fecero l'impresa come i nuovi leoni di Wembley restano «undici incapaci, che non sanno più neppure stoppare il pallone». Questi i giudizi definitivi emessi dagli italici piangenti. La realtà è che in questo momento il tiki-taka all'italiana è diventato una fitta trama di passaggi a vuoto e il rischio concreto è di non superare i playoff che portano a Qatar 2022. Ma Mancini rilancia: «Ai Mondiali ci andremo e li vinceremo pure». Tra i pochi che credono ancora nel Mancio c'è il suo figliol prodigo, Mario Balotelli. «In Nazionale ci tornerei anche a piedi», è l'appello disperato della più grande promessa azzurra non mantenuta. Dall'esilio turco, Balotelli lancia questo messaggio in bottiglia al caro vecchio mister che gli ha fatto da padre e da tutor all'Inter e al Manchester City, ma ora il Mancio cosa può rispondere a Super Mario? Il problema della Nazionale è l'assenza di un bomber, e il giovane Balotelli sarebbe stato la risposta italiana al resto del mondo, ma ora ci troviamo di fronte a un attaccante 30enne che nel Monza, in B, ha segnato 5 gol. Altrettanti ne ha realizzati finora nello sperduto Adana Demirspor, dove fa più cinema fuori che in campo. Perciò, se torna Mario, il prossimo film dell'Italia sarà “Io Balo da sola”.
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