venerdì 17 gennaio 2003
Lo ha scritto Stefano Lorenzetto sul Giornale del 4 gennaio, lo pensiamo da una decina di anni: le brioches prelievitate e congelate che ci offrono i bar di mezza Italia fanno pena. Il nome di questo dolce soffice ottenuto con farina, burro, uova, latte, lievito e zucchero, deriverebbe dal francese broyer, che significa impastare. Ma ci sono anche le versioni di Savarin che farebbe derivare il nome dal formaggio brie, o di chi lega la brioche alla località di Saint Brieuc dove si confezionava un panino denominato briochin. In ogni caso questi primordiali esemplari sono lontani anni luce da quei cornetti umidicci, tiepidi che danno un disagio alla digestione (almeno al sottoscritto), già al mattino presto. Dal punto di vista della corretta dieta non osiamo pensare cosa comporti una sistematica colazione con questi figli del microonde, rinvenuti a tutte le ore, dal congelatore al contenitore che le mantiene calde presentandoci quella che ormai è solo un"improbabile sfoglia. Sarà così che presto torneremo a passarci gli indirizzi di quei bar che propongono le brioche fresche ogni mattina, appena sfornate, fragranti senza la permanente del microonde. Intanto, possiamo provare anche a casa, sapendo che i tempi di lavorazione saranno lunghi, giacché sono previsti tre tempi di lievitazione. Il primo per formare un panetto (75 gr. di farina bianca tipo 00 e 20 gr. di lievito di birra disciolto nel latte). Mentre il panino lievita e si rigonfia si procede con un altro impasto  (220 gr. di farina, 5 gr, di sale fine, 30 gr. di zucchero), il tutto impastato con una scorza di limone, tre uova e 160 gr. di burro. Una volta fatto l"impasto si unisce il panetto precedente formando un nuovo impasto. A qual punto, la nuova palla dovrà essere messa a riposo per tre ore in un luogo tiepido, prima di riaprirla, rimaneggiarla e infarinarla. Questo ultimo impasto starà a riposo per tutta la notte, attendendo il mattino presto per la messa in forno a 200 gradi per 15 minuti, dopo aver dato una pennellata di uovo sbattuto sulla superficie.
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