mercoledì 27 giugno 2018
La spesa sospesa è stata un'iniziativa di Coldiretti che a Torino, nelle scorse settimane, ha voluto evidenziare così la sua presenza durante il Bocuse d'Or. Ma in realtà ha messo l'accento su un aspetto non secondario della ristorazione italiana, appunto il legame con i prodotti di prossimità.
Una settimana dopo Massimo Bottura ha ripreso lo scettro di miglior cuoco del mondo, nella classifica dei 50 Best Restaurant. E anche qui colpisce che il riconoscimento sia finito a un cuoco che ha fatto della cucina coi prodotti della sua terra e della solidarietà il suo credo. Un modo per andare oltre l'edonismo e dire che un piatto è anche un risultato agricolo in qualche modo "restituito". Un modo di intendere la cucina che diventa inclusivo.
Ora sulla mia scrivania arriva La gente dei campi e il sogno di Bonomi (Laurana Editore), libro che ripercorre la storia della più grande organizzazione agricola sino al termine degli anni Sessanta scritta da Nunzio Primavera, giornalista assunto proprio dal fondatore e che ha seguito tutti i presidenti fino all'attuale, il piemontese Roberto Moncalvo. Un libro dei fatti, che poi sono le radici della Coldiretti, organizzazione che ha saputo rigenerarsi ma curiosamente sempre mantenendo la stessa capillare presenza sul territorio, fatta di federazioni regionali e provinciali, di uffici di zona e sezioni. E mentre nelle campagne chiudono gli sportelli bancari e gli uffici postali, questi presìdi rimangono, quasi per affermare che non è l'immediata convenienza economica la guida di certe scelte, ma una scommessa sul futuro.
Il progetto della Filiera Italia, per esempio, nasce come tentativo per far rivivere l'agricoltura in aree dove quasi non c'era più. La desertificazione degli Appennini e della montagna è un grido d'allarme, ma senza un'idea resterebbe lettera morta. E nel progetto c'è anche l'occupazione di quelle potenziali forze arrivate dal mare e che hanno la medesima esigenza di dignità dei mezzadri nel dopoguerra.
Eccolo il Dna della Coldiretti che riemerge, a distanza di 50 anni, con la medesima indole amica. Ma attenzione: solo chi conosce palmo a palmo il nostro Paese può avere una visione; il resto rischia d'essere perlomeno parziale. E dunque in un'epoca dove certo sindacalismo è andato in crisi (forse perché fissato su particolari antagonismi e non sul bene complessivo per il Paese), la Coldiretti progetta, aggrega, dialoga con i consumatori sempre più attenti all'alimentazione. Tutto questo è una risorsa, ma anche un modus operandi di natura sussidiaria, che dovrebbe creare rispetto nella politica ed emulazione da parte di altre realtà aggregative.
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