domenica 25 marzo 2018
Il Sud da un lato, il Nord dall'altro. Non proprio una contrapposizione netta, ma parlando della gestione dell'acqua è forte la sensazione che il Mezzogiorno d'Europa sia sul piede di guerra nei confronti del Settentrione del Vecchio Continente. Visioni diverse sulle risorse idriche, preziose in alcune aree dell'Ue, scontate e abbondanti in altre. Visioni che comportano approcci politici diversi con molti risvolti pratici. L'acqua poi continua ad essere uno degli elementi essenziali per lo sviluppo economico oltre che per il territorio e il benessere sociale. Vale miliardi di euro, milioni di vite umane, un equilibrio ambientale fragile e importante. Una condizione che forse nei palazzi del potere europeo non è sempre stata chiara. Per questo, qualche giorno fa proprio lì è stata presentata ufficialmente una coalizione di tecnici con una forte connotazione politica. Irrigants d'Europe - questo il nome dell'associazione -, ha un solo obiettivo: dare più voce ai Paesi del Sud Europa impegnati di fatto ogni giorno con la gestione delle acque di irrigazione e non solo.
Partenza tecnica, dunque, con prospettive politiche. E non si tratta di una cosa da poco visto che, in attesa delle adesioni da Grecia, Malta e Cipro, ad oggi fanno parte di Irrigants d'Europe le strutture consortili più importanti: l'Associazione nazionale dei Consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) per l'Italia, Fenareg (per il Portogallo), Fenacore (spagnola), Irrigants de France (Francia). Queste associazioni complessivamente gestiscono l'irrigazione su 7 milioni e 700mila ettari (il 75% della realtà irrigua europea) e quindi su buona parte della potenzialità produttiva agroalimentare dell'Ue.
In questo ambito, la prima proposta operativa è arrivata dagli italiani. Creare un tavolo tecnico europeo per affrontare concretamente e in modo coordinato il tema dell'acqua e dei suoi usi. Il tavolo, ha spiegato Francesco Vincenzi, presidente di Anbi, dovrebbe essere «composto da europarlamentari sensibili ai temi agricoli e occuparsi di affrontare lo sviluppo di politiche per la lotta al cambiamento climatico, combinandole efficacemente con la revisione delle principali direttive, che influenzano la politica agricola dei Paesi del Mediterraneo, vale a dire la Direttiva quadro acque del 2000 e quella del 2007 relativa alla valutazione ed alla gestione dei rischi di alluvioni». Detto in altre parole, serve dare più spazio alle esigenze del Sud Europa e quindi considerare di più le differenze fra Nord e Sud del Continente.
Sud contro Nord, dunque? Non è ancora detto. Ma l'acqua è sempre di più un bene troppo prezioso per tutti.
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