Ma la nostra storia è forgiata dallo Spirito
giovedì 13 giugno 2019
La tradizione vuole che il 6 giugno del 1453 si sia verificato a Torino uno straordinario miracolo eucaristico: le soldatesche, che avevano trafugato un ostensorio con il Santissimo Sacramento e lo avevano caricato sopra un mulo, giunte a Torino non poterono in alcun modo far proseguire la bestia. A un certo punto il carico con la refurtiva cadde ed ecco il Santissimo Sacramento librarsi nell'aria e restare là, sospeso, fino al sopraggiungere del Vescovo e di un sacerdote. L'evento segnò a tal punto la storia della città che cinquant'anni dopo, nel 1509, il Comune di Torino ordinò di dipingere, in ricordo dell'evento, il Santo Nome di Gesù sulle porte della città. Ennesima testimonianza di quanto politica e fede, festività religiose e manifestazioni civili abbiano forgiato la vita e la storia delle nostre città e della nostra gente. Non si capisce pertanto il perché ci si agiti tanto oggi quando, in contesti politici, si tiri in ballo la fede; non si capisce perché non ci si debba più riferire all'intercessione dei Santi quando gli stessi toponimi della nostra penisola raccontano del contrario.
Alle soglie della Pentecoste mi colpisce l'immagine presente in un antico manoscritto, a uso liturgico, noto come "Messale di Tours": la comunità degli apostoli si ricompatta attorno a Maria. Il luogo della loro auto-reclusione (secondo il libro degli Atti erano nel Cenacolo a porte chiuse perché ancora timorosi dopo gli eventi della Passione) si trasforma nei pascoli erbosi promessi dal Salvatore. Il cielo s'irradia di fuoco e lo Spirito santo sporge da nubi che sembrano in realtà Cherubini e Serafini, ovvero l'esercito celeste. Si contano tredici teste forse, oltre agli undici, ci sono Mattia e Luca. Maria insegna a Pietro la verità di ciò che sta accadendo: quello smarrimento delle lingue che aveva confuso i costruttori di Babele, quel vento infuocato che aveva incendiato l'Egitto, quel timore che aveva sospinto Elia nel deserto per sfuggire all'ira di Gezabele, ora è qui a confortare il cuore dei discepoli, a renderli capaci di testimonianza e a infuocarli di amore per Dio e per gli uomini.
Sorprende che il primo atto ufficiale della Chiesa dopo l'Ascensione, che segna la dipartita di Gesù, sia stato così pubblico, così aperto a una città cosmopolita. Non potevano continuare a starsene tranquilli dentro a un Cenacolo pregando privatamente senza sbandierare troppo la loro fede? L'antico miniaturista, come l'autore del libro degli Atti degli Apostoli, non la pensava così. Egli voleva educare i fedeli di Tours a non temere nei giorni tristi e di confusione, ma a confidare in quel fuoco che sempre genera vita e calore, chiarezza e lucidità in coloro che gli si affidano, stretti attorno a Maria e alla preghiera. Strettoie e divisioni non sono vinte dalla nostra bravura o dalle nostre capacità, ma dalla forza dello Spirito. In tal modo la Chiesa parla, è vero, nelle molteplici lingue degli uomini, ma per dire l'unica parola di salvezza. Esiste un punto di riferimento certo per la Verità ed è quello che Maria "tiene ancora nel suo grembo".
Forse dovremmo ritrovare il coraggio di rileggere i nostri gesti quotidiani, i proverbi, le tradizioni, gli usi e i costumi, i toponimi, appunto, e le stupende opere che adornano l'Italia in ogni dove, alla luce di quella Parola che ha fatto per secoli la storia dell'Occidente, invece di rivolgersi a specialisti e studiosi che non di rado partono dal presupposto che la verità biblica sia infondata e che la fede sia nemica della ragione.
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