venerdì 19 ottobre 2007
Lo chiameremo Levan. Anche i telecronisti più scafati hanno difficoltà a dire Mchedlidze. La lingua georgiana è un busillis, prevede anche parole con sette consonanti consecutive. Peccato non ci sia più il mio poeta di Tbilisi, gli avrei chiesto il significato del nome di questo diciassettenne che l'altra sera ha scritto una delle ormai rare favole del calcio battendo la Scozia per far piacere alla Georgia, all'Italia e a se medesimo. Immagino che anche ad Empoli, sua città/squadra adottiva, lo chiamino semplicemente Levan, "Oh Levan!", quello sbrindellone unoenovanta con la sua maglia numero 99, che ha conquistato i teleschermi e le prime pagine dei giornali, sollevando stupore.
E chi lo conosceva, Levan? Nel mercato permanente c'è appena spazio per l'usato sicuro, quei pedatori ormai logorati da decine di partite ma famosi. Gli altri, metà bufale, metà mediocri e qualche raro Levan che ci vuole giusto un Gigi Cagni per portarlo alla ribalta. Per Toppmoeller,
il tecnico della Georgia, la scommessa sui giovani è ragione di vita: in porta Giorgi Makaridze, 17 anni, che ha fatto miracoli,
e con lui l'altro Levan, Kenia, 17 anni, centrocampista, e una fila di Under 19 perché lui è responsabile anche delle rappresentative giovanili, un vero talent scout. Non mi lascerò tentare da rischiose iperboli per raccontare Levan, ho infatti già detto e scritto che la Scozia non è storicamente irresistibile e il suo momento più alto lo ha raggiunto quando il Celtic vinse nel '67 la finale di Coppa Campioni con l'Inter del Mago Herrera; io l'ho amata per la sua generosità spettacolare, per la classe dei suoi campioni (oh, Dalglish)

ma poi succede che sul più bello... Stop.
L'Italia dove ancora passare dall'Hampden Park, e a casa loro si esaltano come se la Scozia fosse l'unico mondo che conta. Mi piace e terrò cara la favola di Tbilisi, di quei ragazzi in maglia rossa che mi hanno ricordato i ragazzi della Via Pal. Gli eroi di Molnar fanno cent'anni in questi giorni, il protagonista dell'anima è Nemecsek che va a morire, ma l'eroe è Franco Ats, l'antagonista che gli dà involontariamente la morte. Colpiscono, di Franco, la sua altezza, la forza, l'intelligenza e il carisma. Figurina di Levan. Sarebbe stato un bomber, ma Molnar non aveva il calcio nella penna. Direte: che c'entra Tbilisi con Budapest? Be', intanto è lo spirito di squadra che mi ha fatto ripensare alla via Pal (ci sono stato: che delusione) e anche la città: da una immensa balconata ci si affaccia su Tbilisi " come da Buda su Pest " scoprendone la singolare mescolanza di stili, l'asiatico e il mitteleuropeo, e i tetti piatti, le palazzine dal tono dimesso, come consumate dal tempo, il tutto traversato da un fiume azzurro/grigio, il Mtkvari, che sta nel panorama come il Danubio blu. Piacerebbe, questo ricordo, al mio poeta perduto che mi insegnava a leggere Shota Rastaveli e "Il cavaliere con la pelle di pantera" che è la loro Divina Commedia. «Siamo parenti, noi e voi " mi diceva entusiasta " a Comacchio parlano il georgiano». Ma è la favola del pallone, che affascina, la favola che rinasce in uno stadio che visto dal balcone è un occhio verde sullo sfondo grigiastro, e la Scozia vi si perde. E rinasce il mito del campioncino che potrà farsi grande o perdersi ma intanto dà sapore a un calcio soffocato

dal business. Parola di uno che ha visto nascere Rivera e Maradona. Intanto, caro poeta perduto, siamo davvero parenti: a Empoli si parla georgiano.
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