Le mani che parlano di Federer e Nadal
mercoledì 28 settembre 2022
Lo so, ne ho già parlato la settimana scorsa, tuttavia non posso non tornare su un altro episodio che ha segnato il lungo addio di Roger Federer al tennis. È una fotografia, circolata in modo virale nei giorni scorsi. Un'immagine che splenderà nel pantheon delle fotografie sportive che segnano un'epoca, esattamente come quella scattata sul Col du Télégraphe al Tour de France del 1952, il famoso passaggio della borraccia fra Coppi e Bartali. È l'immagine che ritrae Roger Federer e Rafa Nadal, seduti al termine del loro ultimo incontro, in questo caso compagni nel doppio, alla Laver Cup, l'ultimo torneo tennistico al quale Federer ha partecipato. Piangono entrambi per quella storia sportiva finita, con la dignità che possono avere le lacrime degli eroi, e non solo quelli sportivi. Piangono, guardano da un'altra parte, mentre le loro mani si cercano, per stringersi. Quel contatto, fugace, è il punto di incontro fra due giganti e genera una specie di essere mitologico fatto di due corpi, due teste, quattro braccia e due racchette. Potremmo chiamarlo "Fedal", un eroe epico per metà svizzero e per metà spagnolo, simbolo della fatica che conduce al risultato, della lealtà e della pulizia nei comportamenti, dell'esemplarità. Un gigante, tanto feroce quando sputa palline da tennis quanto buono, al punto da dimostrarci che la tenerezza, la commozione, gli occhi lucidi nel momento del guardarsi indietro (e dentro) e nel ripercorrere decenni di battaglie, non può fare a meno di restituire un aspetto umano, di mettere in luce quell'anima che vive e arde in contenitori di muscoli e tendini che spesso siamo abituati, guardandoli da lontano, a considerare meravigliosi involucri, macchine perfette. Il contatto fra quelle mani trasmette plasticamente l'idea della necessità dell'altro, dell'avversario, dello sfidante. È l'essenza stessa di cosa sia l'agonismo, la sua bellezza e allo stesso tempo la sua necessità. Spiega, senza bisogno di tante parole, che senza l'altro, senza colui che tira fuori il meglio di te, senza colui che, lealmente, ti spinge oltre i tuoi limiti tu, semplicemente, non saresti o saresti molto meno di ciò che potresti essere.
Cercatela in rete e conservatela con cura quell'immagine. Stampatela, ma più che sulla carta, nella mente. Rappresenta la visione e il modo di stare al mondo incarnata dal nostro "Fedal", testimonial del confronto che supera lo scontro, che genera bellezza, spinta al miglioramento, arricchimento. È un'immagine che ricorda come la differenza sia un valore e che ispira, al punto che è difficile restare indifferenti, proprio come davanti alla famosa immagine di Coppi e Bartali. Chi avrà passato la borraccia? E chi avrà cercato la mano dell'amico-avversario? Bello non saperlo, bello lasciare spazio all'immaginazione. Ecco, sì. Mi piacerebbe immaginarle così queste due fotografie: sulla pagina di sinistra e su quella di destra di un libro di scuola. Senza inutili didascalie o parole di commento, solo due date: 1952 in un caso, 2022 nell'altro. In settanta anni il mondo è cambiato clamorosamente, ma non è cambiata la scintilla generata quei contatti fra mani, che illumina e spiega, nel modo più emozionante e chiaro, che cosa sia la cultura dello sport.
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