La socialità che manca e la paura (degli adulti)
mercoledì 16 settembre 2020
La nipotina di un caro amico, un anno ad agosto, non voleva farsi prendere in braccio dai nonni. «È stata una vacanza difficile – mi ha detto Dario – perché c'è voluto tempo affinché comprendesse che altri, oltre ai genitori, volevano entrare in rapporto con lei». Gli effetti del lockdown hanno anche questi risvolti, che sembrano immagazzinare paura già nella tenerissima età. E come si supera questo sentimento (penso alla mia nipotina che va in prima elementare), quando il rapporto con l'insegnante parte con la premessa che tu sei un pericolo e quindi un corpo estraneo? Ci vuole cuore, immedesimazione e fantasia perché la scuola torni a essere palestra di vita alimentata nella relazione. I nostri bambini forse sapranno cos'è il senso di responsabilità, ma rimanere in classe con una rigidità del genere necessita di sostegni. Anche perché la ricreazione e poi l'uscita da scuola, con la prospettiva di andare a giocare nei giardinetti, non ci sono più e una volta a casa si resta ancora rinchiusi. Da qualche parte l'energia si dovrà pure sfogare. Ma dove? Anche sul fronte alimentare siamo a una tragedia annunciata: si mangia isolati, consumando un pasto iper-igienico preparato chissà dove, mentre la merenda che si portava da casa non è ammessa, a meno che non sia confezionata. Persino il gusto viene negato ai più piccoli e questo è un altro aspetto da compensare solo grazie a genitori consapevoli che l'educazione non può più essere appaltata in toto a un ente terzo; occorre mettersi in gioco assai più di prima, semplicemente cucinando e ritessendo quel momento negato che si chiama convivialità. Persino papa Francesco ha parlato del gusto in un passaggio del libro-intervista di Carlin Petrini, il quale ha sempre avuto l'immagine di una Chiesa che non riconosceva questi aspetti. Una Chiesa che immagino sia frutto di un'analisi e non di un incontro, perché al contrario la Chiesa che io ho conosciuto m'ha fatto scoprire la positività di tutto, anche del pane e del vino e di quanto – sotto il nome di piacere – diventa la cifra di chi si fa riconoscere col suo dono: la vita. Certo, il piacere che rompe la misura conduce all'idolatria edonistica; ma fra una certa Chiesa troppo zelante e uno Stato che sta facendo tabula rasa ne passa. E se nemmeno gli oratori possono riprendere la funzione educativa, con gli aspetti di convivialità che ci hanno fatto crescere, il momento diventa drammatico. Anche se il vero dramma è il dominio della paura sugli adulti, che invece devono avere il coraggio di un'umana creatività.
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