La sempiterna retorica del benaltrismo italico
domenica 7 aprile 2019
Se quello del benaltrismo fosse un partito, vincerebbe a mani basse le elezioni. Una, due, dieci, cento volte di fila. Nato – pare – in ambito calcistico, il benaltrismo ha tracimato divenendo non solo escamotage tattico-verbale infallibile per togliersi d'impaccio, ma un vero e proprio modello di pensiero.
Si tramanda che all'inizio ci fu un rigore dato o non dato. Alla garbata, risentita, astiosa o piagnucolosa protesta del presunto danneggiato, non seguì una disamina puntuale della vicenda per stabilire, se possibile, la verità, ma un veemente: "E allora quegli altri due rigori non dati a quell'altra squadra?". La discussione si spostò allora a quell'altra squadra, ma subito intervenne un altro scaltro opinionista obiettando: "Quell'altra squadra ancora si vide negare tre rigori ben più evidenti ma non si fece niente, come la mettiamo?". Così si cominciò a parlare – con fatica, erano passati molti anni, le immagini erano sbiadite, la memoria vacillava – di "quell'altra squadra ancora" e poi e poi e poi... c'era sempre ben altro e ben altrissimo. Risultato: un girotondo vizioso e vano.
I benaltristi hanno l'aria furba di chi ti mette nel sacco a colpo sicuro. Ogni epoca ha il suo "ben altro" pronta consegna, da applicare soprattutto da parte di chi non ha intelligenza, nozioni, abilità critica e capacità dialettiche. Muovi una critica garbata al governo in carica? "E allora il governo di prima?". E anziché del governo in carica, si finisce per parlare (male) del governo precedente. Il benaltrismo è diffusissimo, fino a essere diventato modello di pensiero dominante. Però ha radici antiche. Un solo esempio. Una saggia norma di comportamento è di non lamentarsi mai, mai, mai del proprio stato di salute. Cerchi consolazione e finisci sommerso da sensi di colpa grossi come macigni. "Accidenti a questo raffreddore, non vuol proprio passare". "E allora io che ho la bronchite?". "Mio cugino ha appena avuto la polmonite, per poco ci restava". "Con quale diritto vi lamentate, stolti, quando un secolo fa il mal sottile falciava intere popolazioni?". Davvero, uno si tiene stretto il suo raffreddore e tace.
Il benaltrismo è un giano bifronte, un jolly pigliatutto, un asso nella manica. Usatelo, anzi abusatene in libertà. Il vostro partito del cuore (o del portafoglio, la differenza è talvolta così sottile da passare inosservata) ha commesso una sciocchezza indifendibile e ve la rimproverano? "E allora il Pd?". Se siete del Pd, dovreste essere benaltristi consumati: "E allora Berlusconi?". Il benaltrista diplomato è capace di scivolare all'indietro con perizia sbalorditiva: "E allora Giolitti?".
Il provetto benaltrista slitta non solo all'indietro ma anche di lato e di sghimbescio. Se un giudice cerca di incastrare il mio politico di riferimento, nella ragionevole convinzione che abbia commesso un reato, potrebbe essere opportuno additare il colore improbabile dei suoi calzini, così che la discussione si sposti dal (presunto) reato ai calzini: chi ha buona memoria sa che successe sul serio.
C'è sempre ben altro, a cercar bene. Il benaltrismo è il sicuro antidoto al qui e ora. Perché parlare di un problema attuale, cercando di risolverlo, quando altrove, da qualche parte, a cercar bene c'è un problema più serio, più grosso, più cicciuto su cui sviare l'attenzione dal problema attuale evitando di risolverlo? Purtroppo i cattolici non sono esenti dal benaltrismo. Ma non chiedeteci esempi concreti con nomi e cognomi, questa rubrica è appena nata e non va strangolata in culla.
E chi osa criticare questo articolo, sappia che ci sarebbe ben altro da criticare. Ecco, l'ho scritto.
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