giovedì 17 maggio 2018
Trieste o Udine? Le cartoline possono fare brutti scherzi. È così che la Piazza della Libertà di Udine viene fatta passare per Trieste dove è ambientata la fiction Il confine con tanto di didascalia iniziale: “Trieste giugno 1914”. Ma la finzione è finzione. Non sarebbe questo il problema, anche se un po' di geografia insieme alla storia non ci starebbe male. Il problema è semmai che un po' tutta la vicenda di questa miniserie di Rai 1 (ieri e martedì in prima serata) appare troppo costruita. Per carità, l'intento è estremamente positivo: ricordare il centenario della fine della Prima guerra mondiale perché una tragedia assurda come quella non si ripeta. E per farlo con una fiction non ci si può, ovviamente, limitare alla cronaca, bisogna costruirci intorno una storia, possibilmente d'amore come vuole la tradizione. Il confine, per rispondere all'esigenza, mette in scena addirittura un triangolo amoroso tra compagni di scuola all'ultimo anno di liceo: Emma, figlia di un commerciante ebreo, è innamorata di Franz, figlio di un alto ufficiale dell'esercito austriaco; entrambi sono amici per la pelle di Bruno, a sua volta innamorato di Emma. Ma la guerra incombe e i tre giovani vi vengono coinvolti su fronti opposti: Bruno con l'esercito italiano, Franz con quello austriaco ed Emma come crocerossina. Ma che i due ragazzi, ad esempio, finissero per trovarsi rivali al fronte oltre che in amore, appare scontato dalle prime sequenze, mentre il conflitto bellico rimane un po' troppo sullo sfondo stentando a trasmettere tutta la sua drammaticità. Nulla, comunque, toglie al merito degli autori (Laura Ippoliti e Andrea Purgatori con la regia di Carlo Carlei) di aver puntato su una storia di giovani con le loro passioni e i loro ideali, perché quell'assurda guerra è stata una guerra di giovani, di ragazzi come quelli del '99, che morirono in massa a nemmeno vent'anni. Ragazzi che loro malgrado furono chiamati a determinare un “confine” non solo geografico, ma anche temporale e storico tra il mondo precedente alla Grande guerra e quello successivo, che non avrebbe più ritrovato un equilibrio. Cent'anni dopo si pagano ancora le conseguenze di quel conflitto mondiale. «La guerra – per dirla con una semplice battuta di Bruno (Filippo Scicchitano) – è uno schifo». Per dirla con Benedetto XV resta un'«inutile strage».
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