La bomba d'acqua ci ricorda che siamo fragili e c'invita al silenzio


Maria Romana De Gasperi sabato 12 agosto 2017
In una valle di alta montagna. È una mattina di sole quando, ritornando dal paese con i pacchi della spesa, vedo davanti a casa mia un'immensa ombra avanzare fra i rami delle querce. Apro la porta e mentre la richiudo sento un vento forte e vedo sedie e tavoli che prima ornavano il prato, volare alti e il bosco di fronte piegarsi quasi un inchino alla forza del tempo. Una nuvola grigia si abbassa fino a terra e lascia pioggia e grandine. Pochi minuti e cadono abeti leggeri, faggi e vecchi pini troppo pesanti per reggere il vortice del vento. Sbattono sulle pareti i vecchi scuri mentre la nebbia nasconde ogni orizzonte.
Sono pochi minuti di quella che oggi chiamiamo bomba d'acqua, sufficienti per ricordare quanto siamo ancora deboli e impreparati di fronte alle iniziative della natura. E mentre tutto questo ci fa paura allo stesso tempo fa quasi piacere riconoscere che qualcosa ancora governa la vita, al di sopra della volontà e delle mani dell'uomo. Pochi minuti sono sufficienti per sconvolgere una strada costruita da chi traeva dai boschi ragione ed aiuto per vivere: il legname per riscaldarsi, le foglie per il letto nelle stalle, le felci ed i frutti del bosco per la festa.
Storie che ci racconta ancora questa strada ormai asfaltata, ma che ha conservato le curve di quando passavano i vecchi carri. La furia del vento spegne la luce del sole e lascia agli uomini una sensazione di impotenza di fronte a questa invasione d'acqua che sommerge, quasi in un grido, il nostro breve tempo di pace e di vacanza. Davvero breve e vorremmo pregare la stampa che già inizia a parlare di “ritorno in classe” di non cancellare la magia di questi pochi giorni di riposo, di allegria, forse solo di illusioni e di moderare le notizie negative, non
per ingannare il mondo su una comune fratellanza che non c'è, ma per mettere in luce quella parte di buono che lavora e vive senza cercare prestigio o notorietà.
Quante volte dimentichiamo il silenzio dei giusti e ci lasciamo distrarre dalle grida dei venditori di cose di poco conto che domani ci abbandoneranno senza rimorso. Vedo passare davanti alle mie finestre due ragazze dai capelli lunghi, le gonne corte e gli occhi cerchiati di blu. Spingono le carrozzine con due neonati che dormono il loro sonno di pace. Essi non sanno di essere nelle mani di chi gioca ancora con la vita e di trovarsi loro stessi con la propria fragilità a donare virtù e coraggio a queste giovani mamme che impareranno assieme a loro cosa è la vita.
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