L'umiltà di cercare la stella persa di vista
sabato 5 gennaio 2019
Secondo un vecchio adagio, l'Epifania "tutte le feste si porta via". Ineccepibile da un punto di vista secolare, e non c'è bisogno di spiegare il perché, ma da un punto di vista religioso le cose non stanno proprio così. Perché in realtà l'Epifania segna in qualche modo l'inizio di tutto, il figlio di Dio che si manifesta al mondo e cambia tutte le prospettive: «Nella sua ricerca spirituale – spiegò Giovanni Paolo II – l'essere umano dispone già naturalmente di una luce che lo guida: è la ragione grazie alla quale egli può orientarsi, se pur a tentoni, verso il suo Creatore. Ma poiché è facile smarrire il cammino, Dio stesso gli è venuto in soccorso con la luce della rivelazione, che ha raggiunto la sua pienezza nell'incarnazione del Figlio, eterna Parola di verità. L'Epifania celebra l'apparizione nel mondo di questa Luce divina con la quale Dio s'è fatto incontro alla fioca lucerna della ragione umana. Nell'odierna solennità si propone così l'intimo rapporto che intercorre tra ragione e fede, le due ali di cui dispone lo spirito umano per innalzarsi verso la contemplazione della verità».
Anche per questo papa Wojtyla inaugurò la consuetudine di scegliere questo giorno particolare per celebrare nuove ordinazioni episcopali. Ne spiegò da par suo le ragioni papa Ratzinger, che nell'omelia del 6 gennaio 2013 mise in evidenza come «il nesso tra questa Ordinazione episcopale e il tema del pellegrinaggio dei popoli verso Gesù Cristo è evidente. Il Vescovo – disse – ha il compito non solo di camminare in questo pellegrinaggio insieme con gli altri, ma di precedere e di indicare la strada». E ricordando il cammino dei re Magi osservò come «chi partiva su promesse così incerte, rischiando tutto, poteva apparire soltanto ridicolo. Ma per questi uomini toccati interiormente da Dio, la via secondo le indicazioni divine era più importante dell'opinione della gente. La ricerca della verità era per loro più importante della derisione del mondo, apparentemente intelligente. Come non pensare, in una tale situazione, al compito di un Vescovo nel nostro tempo? L'agnosticismo oggi largamente imperante ha i suoi dogmi ed è estremamente intollerante nei confronti di tutto ciò che lo mette in questione e mette in questione i suoi criteri. Perciò, il coraggio di contraddire gli orientamenti dominanti è oggi particolarmente pressante per un Vescovo. Egli dev'essere valoroso. E tale valore o fortezza non consiste nell'aggressività, ma nel lasciarsi colpire e nel tenere testa ai criteri delle opinioni dominanti. Un Vescovo dev'essere un uomo a cui gli uomini stanno a cuore, che è toccato dalle vicende degli uomini, un uomo per gli altri».
In questo senso, ha detto Francesco nel 2015, «i Magi sono modelli di conversione alla vera fede perché hanno creduto più nella bontà di Dio che non nell'apparente splendore del potere. E allora ci possiamo chiedere: qual è il mistero in cui Dio si nasconde? Dove posso incontrarlo? Vediamo attorno a noi guerre, sfruttamento di bambini, torture, traffici di armi, tratta di persone... In tutte queste realtà, in tutti questi fratelli e sorelle più piccoli che soffrono per tali situazioni, c'è Gesù. Il presepe ci prospetta una strada diversa da quella vagheggiata dalla mentalità mondana: è la strada dell'abbassamento di Dio, quell'umiltà dell'amore di Dio si abbassa, si annienta, la sua gloria nascosta nella mangiatoia di Betlemme, nella croce sul calvario, nel fratello e nella sorella che soffre». Così anche noi, come i Magi, siamo chiamati a passare «dai calcoli umani al mistero». E allora, insieme a Francesco, «chiediamo al Signore che abbiamo sempre l'inquietudine di domandarci: dov'è la stella?, quando, in mezzo agli inganni mondani, l'abbiamo persa di vista».
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